Annuncio di Mancini: “a fine stagione lascio l’Inter”

E’ giunta a pochi minuti dalla sconfitta dell’Inter in Champions League ad opera del Liverpool la notizia inaspettata che quella in corso sarà l’ultima stagione sulla panchina nerazzurra di Mancini.

Non é il solito scoop di fantamercato ma l’ammissione del diretto interessato che con queste parole, "lascio l’Inter a fine stagione, nonostante io abbia ancora quattro anni di contratto questi saranno gli ultimi due mesi e mezzo che passerò alla guida dell’Inter. Avevo già preso questa decisione che non dipende dalla sconfitta di stasera", chiude un periodo condito da grandi trionfi ed altrettante critiche.

Stimato da pochi ed antipatico ai più, l’attuale tecnico dei nerazzurri aveva cominciato la carriera da allenatore sulla panchina della Lazio nell’anno 2000 come vice di Sven Goran Eriksson dopo aver chiuso quella da calciatore durata 20 anni; vent’anni di grandi soddisfazioni con due scudetti vinti in due piazze non solite raggiungere certi traguardi: Lazio e Sampdoria, dopo aver segnato 156 gol alcuni di rara bellezza ed essere diventato il quindicesimo marcatore di sempre nel massimo campionato.

Dopo l’anticamera alla Lazio ed una parentesi dimenticabilissima nel Leicester City (4 partite giocate e nessun gol) Mancini venne ingaggiato nel febbraio 2001 dall’allora presidente viola Cecchi Gori fra grandi polemiche non potendo egli allenare in quanto non provvisto di patentino di prima categoria da conseguire alla Scuola Allenatori di Coverciano.

A questo periodo risale quella fama da raccomandato e sbruffone che lo accompagnerà fino ad oggi sminuendone i trionfi ed i meriti anche a causa di un carattere mai docile ed accondiscendente nei confronti della stampa e dei colleghi ma sopratutto a causa dell’inevitabile aura di antipatia che si crea attorno ai vincenti, gruppo a cui Mancini appartiene a pieno titolo; a dimostrarlo il fatto che già in quei primi mesi di Fiorentina riuscì a salvare la squadra ed a farle vincere una Coppa Italia.

Nella stagione successiva, dopo 17 partite, lasciò la squadra viola, che poi retrocederà e fallirà.

Ad aspettarlo, l’ultimo amore da calciatore: la Lazio sulla quale panchina trascorrerà due anni ottenendo buoni risultati nonostante la società, comandata allora da Sergio Cragnotti, fosse sull’orlo del fallimento salvata solamente dallo "spalmadebiti" e dal piano "Baraldi" che impose una diversa politica per quanto riguardava i pagamenti ai calciatori che si ridussero tutti lo stipendio.

Mancini però non era uno di loro e rimase solamente a fronte di un aumento da 1.5 a 7 miliardi di vecchie lire cosa che contribuì a renderlo ancora più inviso alla critica ed allo spogliatoio; la vittoria nella stagione 2003/2004 dell’ennesima coppa Italia (ne aveva già vinte 6 da calciatore) gli valse la chiamata di Moratti all’Inter che non vinceva da troppo tempo.

Arrivato fra lo scetticismo generale, Mancini chiuse la prima stagione sulla panchina dell’Inter facendo conquistare la Coppa Italia ai nerazzurri ventitré anni dopo il loro ultimo successo nella competizione.

Nella sua seconda stagione alla guida della Beneamata il tecnico marchigiano vinse la Supercoppa Italiana contro la Juventus ed uno scudetto assegnatogli a tavolino, a causa dei ben noti fatti di Calciopoli con la retrocessione della Juventus in B e della penalizzazione del Milan, nonostante il terzo posto in campionato. Scudetto che l’Inter cucì sul petto e che arrivò dopo 17 anni di illusioni e sconfitte.

Nella terza stagione, la definitiva consacrazione con la vittoria in Supercoppa Italiana ed il conseguimento del secondo scudetto della gestione Mancini con record difficilmente superabili, come quello delle diciassette vittorie consecutive in campionato, ed un’unica macchia: l’eliminazione in Champions League ad opera di un Valencia nettamente inferiore sul piano tecnico.

Eccoci arrivati alla stagione in corso in linea con le precedenti, Inter vicina al terzo scudetto consecutivo, in corsa per la Coppa Italia ed eliminata dalla Champions League negli ottavi di finale, nulla di nuovo sotto il sole ed allora ci ha pensato Il Nostro a ravvivarla annunciando nella serata di martedì 11 marzo la fine del suo rapporto con i nerazzurri, facendolo alla sua maniera, senza giri di parole.

Se ne andrà come sempre fra i fischi, sarebbe il primo a stupirsi del contrario, ma se ne andrà comunque fiero del lavoro svolto, consapevole di essersi ritagliato un posto indelebile nella centenaria storia dell’Inter di cui é stato l’allenatore più vincente degli ultimi trent’anni riuscendo lì dove anche il futuro campione del mondo,Lippi, aveva fallito.

Lo vedremo allontanarsi dal Meazza senza voltarsi, come é nel suo stile, sogghignando, con buona pace dei suoi detrattori.