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15 Dec

Berlusconi da Santoro a Servizio Pubblico: lo spettacolo da cabaret che nuoce all’Italia

11 gennaio 2013
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Ci aspettavamo tutti un confronto serrato e cattivo, in cui il giornalista facesse la parte del giornalista e il politico/politicante quella del politico/politicante e invece la parte più entusiasmante di Servizio Pubblico con Berlusconi è stata quella con Vauro, l'ultima, se non altro per la consapevolezza di essere arrivati alla fine della trasmissione.

Ci aspettavamo tutti, gli aficionados di Berlusconi e chi lo detesta ma anche chi è incerto, una trasmissione degna di questo nome, quell'occasione da cogliere al volo dopo anni di lettere a distanza, telefonate, incontri negati, scontri finiti anche in Tribunale.

E invece ci è stato servito uno spettacolino da cabaret in cui a ridere della situazione non era solo l'intervistato ma anche l'intervistatore che hanno in questo modo deriso l'intera popolazione italiana non fornendo nulla di utile al dibattito politico e permettendo al Berlusconi venditore di vendere le sue teorie senza essere per nulla smentito e anzi riuscendo a smentire chi lo attaccava.

Santoro ha aperto la serata sulle note di Granada lasciando intendere che si sarebbe trattato di una vera e propria arena con il toro e i toreri pronti a prendersi a testate e invece ha ribaltito l'idea stessa della corrida dove non è ammesso lo scherzo, dove si fa davvero la lotta, dove il drappo rosso serve davvero per ammansire il toro e prenderlo per le corna. Il torero in questo caso è sembrato più un Topolino su una Buick con le ruote sgonfie che un signore su una Porsche.

E Travaglio non ha saputo pungere per bene perché non è riuscito a sfoderare numeri e a contrastare, con un semplice fact checking in diretta, cio' che Berlusconi stava raccontando e di fronte ad un video modalità reality show una replica scontata dell'ex Presidente del Consiglio era scontata così come sarebbe dovuta essere scontata una replica fatta di numeri, percentuali reali, dati veri: la trasmissione serviva per fare informazione, non ascolti. E l'informazione vera, corretta, reale si fa solo e soltanto con i dati e fornendo certezze contro le manipolazioni, vere o presunte (Berlusconi per l'intera serata ha parlato di impossibilità di governare per via delle lungaggini dell'iter per approvare decreti e nessuno ha ribadito di come certe leggi siano state decretate d'urgenza e non abbiano aspettato 600 giorni girando da una parte all'altra del Parlamento).

Un teatrino dell'improbabile in cui Berlusconi ha vinto (secondo quello che abbiamo visto noi e che avremmo voluto non vedere) e Santoro ha perso l'occasione di metterlo al muro, di farsi dire come stanno le cose a favore degli ascolti: l'aver dovuto sottostare a delle regole potrebbe essere solo una spiegazione parziale di quanto accaduto perché si potevano rispettare queste presunte regole (frutto di compromessi per avere l'ex Premier in studio e vendere pubblicità?) semplicemente modificando l'approccio alla trasmissione.

Bastava una scaletta ben impostata con domande secche che prevedevano una risposta secca da cui eventualmente poter deviare per approfondire senza bisogno di ridere sulla scuola serale, di chiamare in causa Zelig, di svilire la popolazione italiana.

Non serviva arrabbiarsi ma dimostrare con i fatti che quello di cui si è parlato in tutti gli anni passati aveva un senso, dimostrare di poter gestire al meglio una situazione come questa a proprio vantaggio e di non saperlo dimostrare solo "a distanza".

Siamo certi che la prossima settimana Santoro racconterà la puntata di Servizio Pubblico di ieri sera in maniera diversa ma allora lo spettatore si renderà conto che se l'interlocutore di cui parli non c'è le cose si fanno più semplici: il problema è quando l'interlocutore c'è, è dialetticamente forte, comicamente protagonista e tu, che dovresti avere il coltello dalla parte del manico, non infierisci.

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