0 Shares 16 Views 3 Comments
00:00:00
12 Dec

Caso Adelaide Ciotola, il servizio mai trasmesso dalle Iene

11 febbraio 2010
16 Views 3

Luigi Pelazza, la Iena di Italia 1, ha scritto un post su Facebook in cui ha spiegato che il servizio sul caso di Adelaide Ciotola non andrà più in onda.

"Ciao a tutti, come avrete visto dal post scritto ieri", scrive nell’incipit Pelazza, "questa sera (ndr ieri) il servizio che riguarda la raccolta fondi in favore di Adelaide Ciotola non andrà in onda, né ora né mai. Ora non stiamo a discutere sul perché Mediaset ha preso questa decisione. Qui siamo in Facebook e Luigi Pelazza, non la Iena, vi racconta cosa aveva documentato nel servizio".

Pelazza prosegue ricostruendo l’accaduto: "qualche settimana fa riceviamo una segnalazione che ci pregava di indagare sul caso di Adelaide. L’anonima raccontava che secondo lei i soldi che si stavano raccogliendo non servivano per curare la piccola e che comunque, anche se fosse stata affetta da quella malattia sindrome del lobo medio l’avrebbero potuta curare in Italia e a spese della sanità pubblica. Se non credete a me, chiedete al Prof Rossi dell’ospedale Gaslini di Genova, scriveva. Lui l’ha avuta in cura e ha escluso che Adelaide soffrisse di quella sindrome".

"Bene a quel punto mi misi in contatto immediatamente col Professore e alla mia domanda sulla veridicità della missiva che avevamo ricevuto rispose: a lei non posso dire nulla dirò la verità solo alla Polizia. Dirò la verità, quando sentii quelle parole capii che la segnalazione conteneva qualcosa di vero", continua la Iena.

Che poi ricostruisce i vari passi fatti per arrivare alla realizzazione del servizio: "contattai il Primario di Pediatria dell’ospedale San Raffaele di Milano e lo intervistai appunto sulla sindrome del lobo medio. Il medico confermò quello che avevo letto nella lettera, ovvero che la sindrome del lobo medio si cura tranquillamente in Italia e tutti i costi sono a carico della sanità pubblica. A quel punto sempre più incuriosito cercai telefonicamente Luisa, la mamma di Adelaide e con la scusa di voler raccontare la storia che affliggeva la piccola, ottenni un appuntamento presso la loro abitazione".

"Arrivati, sin da subito questa si mostrava molto diffidente nei nostri confronti e messa di fronte all’evidenza dichiarò alla telecamera che per curare la bambina non aveva mai speso un euro, che la sanità pubblica gli passava tutte le spese e che non conosceva ancora la data di quando avrebbe fatto operare Adelaide ma che comunque l’operazione sarebbe avvenuta in Italia".

Poi la rivelazione: "quando cercai di capire di più, ad esempio quanti soldi avevano sino a quel giorno raccolto, intervenne il padre che ci vietò di continuare la registrazione dicendoci che stavamo andando troppo a fondo sulla questione e voleva proprio vedere come avremmo montato il servizio. Gli animi ovviamente a quel punto non erano più sereni e noi non eravamo più i benvenuti. Riuscimmo ancora però a farci dare da Luisa due fogli di una cartella clinica di Adelaide e salutammo. Il giorno dopo ci recammo presso l’ospedale Santobbono di Napoli dove avevano avuto, a detta di Luisa, in cura Adelaide e facemmo vedere quei documenti ai primari. La risposta fu molto chiara: dai documenti che ci state facendo vedere, IL PAZIENTE IN QUESTIONE NON NECESSITA DI ALCUNA OPERAZIONE CHIRURGICA".

"Nel frattempo la Procura della Repubblica di Genova stava indagando quindi chiedemmo un intervista al Procuratore Dott. Lalla che senza problemi accettò. Le dichiarazioni che seguirono non fecero altro che avallare l’ipotesi che fino a quel momento potevamo immaginare" ovvero che "la Pollaro Luisa assieme ad altre persone aveva inscenato una raccolta fondi facendo credere a migliaia di persone che la figlia soffrisse di una rara malattia e per questo era stata iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di concorso in truffa. Gli erano inoltre stati sequestrati sul conto corrente sempre a lei intestato 170.000 euro. A questo punto eravamo pronti a mandare in onda tutto quello che vi ho raccontato… il resto lo conoscete".

Pelazza conclude il suo racconto in maniera esemplare: "ora non importa che questa sera il pezzo non vada in onda, la cosa che importa è che la magistratura continui le sue indagini, abbia messo fine alla raccolta fondi truffaldina della BUONA Luisa e che questa se abbisogna di denaro, se lo vada a guadagnare, come facciamo tutti noi".

Le Associazioni o i privati che hanno organizzato eventi benefici a favore di Adelaide Ciotola, possono contattare Luigi Pelazza al fine di ottenere utili informazioni all’indirizzo email: luigipelazza@yahoo.it .

Vi consigliamo anche