Crimini Bianchi cancellato anche da Italia 1

E’ codice rosso per la medical series all’italiana.

Il caso più critico è quello di Crimini Bianchi, che dopo il debutto in sordina su Canale 5 e una promozione di belle speranze su Italia 1 è stata cancellata dal palinsesto per clamoroso flop di ascolti. Dei 12 episodi previsti ne sono andati in onda soltanto 6 e non è dato sapere quando e se recuperemo il finale.Ricostruiamone il tragico andamento Auditel fino al triste epilogo.

L’esordio di Crimini Bianchi sull’ammiraglia Mediaset, rimandato di una settimana per non scontrarsi con la prima puntata di Carramba, si era attestato su un preoccupante 13% di share (misurandosi pure con l’anticipo di campionato che attira più pubblico maschile della Champions League).

Il colpo di grazia l’ha dato l’ambiziosa collocazione su Italia 1 dopo Grey’s Anatomy per la serata medical del lunedì. Contro le due corazzate Zelig e Isola la serie è crollata a una media di circa 6%, minando i buoni risultati sino ad allora riportati col doppio appuntamento del medical Usa (che tornerà da lunedì prossimo per la gioia dei fans).

 

Nonostante la garanzia di Ricky Memphis e Daniele Pecci, volti di successo della fiction di qualità, e il tema caldo della malasanità, che non ha risparmiato polemiche dei medici sui giornali, Crimini Bianchi è stata rifiutata dal pubblico, che non ha apprezzato la ricetta ospedaliera a metà tra impegno e provocazione sociale.

La ragione è tutta racchiusa nel nuovo must della serialità italiana: romantic comedy a tutta forza. Lo dimostrano il successo di Provaci ancora Prof e la rimonta di Anna e Cinque nella collocazione del mercoledì, più congeniale a un pubblico femminile.

Lo stesso Daniele Pecci, sulle pagine di Vanity Fair, si era mostrato indignato come attore da questo appiattimento monotematico: "noi non avevamo la presunzione di indicare soluzioni: il nostro scopo era denunciare dei casi limite come da sempre fanno il cinema, la musica e la letteratura. Se in questo paese, però, la fiction deve raccontare solo favolette, io non ci sto più. Meglio recitare negli adattamenti di storie fantastiche o di grandi romanzi".

Eppure non si può dire che Terapia d’Urgenza se la passi meglio su RaiDue; nonostante resista ancora nella prima serata del venerdì, forse per mancanza di alternative, la media riportata dalla serie è del 5% con solo un milione e mezzo di telespettatori. Qui bisognerebbe parlare di fiction tradizionale, tratta da un format di importazione spagnolo come è avvenuto per i più fortunati Cesaroni: Hospital Central. L’apporto di storie umane, oltre che di problematiche crudamente mediche, avrebbe dovuto giovare all’appeal del marchio, peraltro interpretato da un fascinosissimo Sergio Muniz in camice bianco.

Probabilmente l’errore italiano sta proprio nell’ammiccare (male) al glamour di Grey’s Anatomy & co, per cui vale il detto Americans do it better. Basti citare 48 ore, altro flop colossale di Canale 5, scaricato anch’esso su Italia 1 che lo retrocesse con più accortezza in piena estate. In quel caso l’attore di punta era Claudio Amendola, prima che I Cesaroni gli portassero tanta fortuna, e il motivo per cui la sua verve romana non funzionava era uno solo: si stava imitando indegnamente il noto serial 24.

Ultima ruota del carro di una catena di flop, che a questo punto non investe solo i medical all’italiana ma anche il poliziesco fatto in casa, è La Nuova Squadra; i toni truci con cui si è imposta al pubblico italiano, mostrando senza filtri la tragicità della realtà napoletana, hanno non solo disorientato gli affezionati "alla vecchia squadra" ma anche allontanato il resto del pubblico.

 

Con uno share oscillante tra il 7 e l’8% la Nuova Squadra avrà ancora vita breve e, secondo il capostruttura di Rai Fiction Francesco Nardella, il motivo è da addebitare a un concept troppo innovativo e ansiogeno in questo momento storico.

Nella seconda stagione, in partenza in primavera, ci sarà qualche accorgimento per addolcire la trama dark, con l’aggiunta di tre attori nuovi al cast e un maggior spirito di squadra. Perché squadra che non vince… si cambia!