Crimini Bianchi, la fiction sulla malasanità

Arriva mercoledì sera in prima serata su Canale 5 la nuova fiction Mediaset prodotta dalla solita Taodue di Pietro Valsecchi e destinata a scontrarsi con la corazzata Raffaella Carrà e la sua Carramba! Che sorpresa.

Sei episodi che, prendendo spunto dal vero tribunale per i diritti del malato, vedono protagonisti un gruppo di medici e avvocati che formano un’associazione no profit (la ADM Associazione per i Diritti del Malato) che aiuta coloro che hanno subito un danno o un’ingiustizia in ambito sanitario: si tratta del cardiochirurgo Daniele Pecci, dell’avvocato Ricky Memphis, della dottoressa Christiane Filangieri, dell’anestesista Antonio Manzini e della specializzanda in cardiochirurgia Micaela Ramazzotti.

Per ogni caso si parte dalla denuncia (e dalla sede dell’Associazione per il malato) e si segue l’indagine.


"Ho accettato il ruolo in questa fiction ad un patto, quello di non renderla finta. Il pubblico non deve prevedere il lieto fine, devono essere mostrati i casi di cronaca che si possono leggere sui giornali. Questa non è una fiction consolatoria, mostra la realtà. Per prepararci abbiamo assistito ad autopsie in ospedale, abbiamo imparato a fare le suture. Non volevamo creare qualcosa di falso"
, ha detto Daniele Pecci in conferenza stampa.

"Crimini bianchi è una fiction da guardare come specchio dell’Italia, nasce per raccontare quello che succede nella sanità, i rapporti tra i medici, i rapporti tra medici e pazienti e tutto ciò che ruota intorno a questo ambito. E’ chiaro che non si tratta di una serie televisiva contro i medici. Attraverso storie che prendono spunto da fatti di cronaca la fiction racconta il nostro spaccato. Il nostro auspicio è far nascere un dibattito sulla sanità, la politica deve fare un passo indietro sulle sue scelte", ha aggiunto Pietro Valsecchi, produttore Taodue.

Intanto Crimini Bianchi fa discutere con l’Associazione Amami che si scaglia contro la fiction Mediaset sostenendo che questo prodotto non solo "non è imparziale, come potrebbe esserlo una che vede anche gli aspetti positivi, i medici corretti e la medicina che funziona" ma anzi si tratta di "un serial che sembra voglia appassionare la gente contro i medici e la sanità, un po’ come nei film western anni 40-50 made in Usa contro i pellerossa o, peggio, come nei gangsters movies contro i cattivi criminali".

"Proponiamo", continua Amami, "che gli organismi che ci tutelano e i sindacati chiedano al Garante per le Telecomunicazioni se non al Parlamento o al Governo o, perché no, alla
Magistratura, di fermarne la messa in onda. Non parliamo di diritto di cronaca che tra l’altro va fatto con imparzialità anche per le assoluzioni e i fatti positivi, ma di
fermare perlomeno i tentativi di diffamazione".