Don Zeno. L’uomo di Nomadelfia con Giulio Scarpati

La vita avventurosa di Don Zeno Saltini, il sacerdote fondatore della comunità di Nomadelfia, sarà rievocata su Raiuno martedì 27 e mercoledì 28 maggio in prima serata con Giulio Scarpati protagonista, per la regia di Gianluigi Calderone.

Don Zeno. L’uomo di Nomadelfia racconta in due serate l’avventura umana di un prete
che per salvare i bambini abbandonati nella miseria e nella disperazione e farli diventare persone libere e oneste, dovette fare i conti con due guerre, con il fascismo, con il nazismo, con la democrazia, con la Chiesa. E con se stesso.

Zeno Saltini era nato in un paese agricolo dell’Emilia nel 1900. La sua famiglia era cattolica. Il nonno, in contraddizione con i tempi, aveva trasformato il suo vasto podere in una comunità dove non si faceva differenza fra padroni e dipendenti. Veniva da questo insegnamento la vocazione di Zeno per la vita religiosa e per la difesa dei più deboli, soprattutto dei bambini.

Dopo la terribile esperienza della Grande Guerra (aveva diciotto anni) Zeno prese i voti e si dedicò alla fondazione di una piccola comunità cristiana, con l’entusiasmo e l’allegria di chi ama la vita ed è pronto a battersi per le sue idee.

Prima dovette scontrarsi coi latifondisti, poi fu perseguitato dai fascisti (subì anche un processo dal Tribunale Speciale). Durante la seconda guerra mondiale, quando metà dell’Italia era occupata dagli alleati occidentali e metà dai nazisti, traversò con grandi rischi la linea del fuoco, fra morti e macerie, per raggiungere il Sud ormai libero, e da lì risalire con i liberatori verso il Nord, cioè verso il suo piccolo paese.

[gogole]

Dopo la guerra fondò nel vecchio campo di concentramento di Fossoli una comunità unica al mondo, e che in tutto il mondo diventerà famosa: Nomadelfia.

Ebbe tutti contro: la gente avida di ricchezza, il Governo – pur democratico – che si sentiva scavalcato, e persino, dopo la morte del vescovo Pranzini, suo ispiratore e sostenitore, gran parte della gerarchia ecclesiastica, al punto da essere costretto ad abbandonare la tonaca.

Solo quando diventò vecchio e la indossò nuovamente, Don Zeno Saltini ebbe da Giovanni Paolo II grandi parole di elogio. Finalmente la Chiesa riconosceva che Nomadelfia è una comunità cristiana in cui regnano uguaglianza e solidarietà. Morì nel 1981.