DopoFestival, Elio e la Ocone incantano

Chi non soffre di narcolessia ha potuto gustarsi la prima puntata di un DopoFestival 2008 destinato a passare alla storia molto più del fratello maggiore Festival, grazie agli straordinari Elio e le Storie Tese e alla sempre più brava Lucia Ocone.

Iniziato come al solito ad un orario indecente, il DopoFestival ha regalato perle di comicità vera innescando, in apparenza senza volerlo, una polemica tra Toto Cutugno e l’inviato del Corriere della sera Mario Luzzato Fegiz, che aveva criticato i brani presentati quest’anno; Cutugno, replicando alle critiche, ha chiesto: "trovate che le canzoni siano sempre uguali, ma anche voi siete sempre gli stessi, dite sempre le solite stronzate, perchè non andate in pensione?".

Querelle che non si è conclusa dal momento che Fegiz, evidentemente stizzito, ha replicato a Cutugno: "non capisco come sia possibile che, dopo tutti i soldi che hai fatto in Russia, vieni ancora a Sanremo". Ma Cutugno ha ribattuto: "ma tu quante volte hai chiesto di venire in Russia con me?". "Migliaia di volte", ha ammesso Fegiz.

Uno a zero per Cutugno che movimenta il DopoFestival con un’esibizione al sax accompagnando Elio in una cover del suo brano sanremese, sfumata nel celebre brano L’italiano e conclusa con Is’t she lovely di Stevie Wonder.

Splendida Lucia Ocone nei panni di Mina: prima ha fatto il punto della situazione sull’orario relativo alla messa in onda del DopoFestival ("mi ha preso una botta di sonno, vi pare questa l’ora di andare in onda?") poi ha attaccato il brano della buonista Anna Tatangelo.

"Bella canzone quella sui gay sensibili, ne farò una sui negri che hanno il ritmo nel sangue, oppure una sul latte che è pieno di calcio: l’album si chiamerà Mina canta i luoghi comuni".

La rivelazione Lucilla Agosti si è rivelata una padrona di casa ineccepibile in grado di parlare con competenza di musica senza mai scadere nelle banalità; spettacolari come al solito Elio e le Storie Tese, vestiti per tutto il corso della prima puntata del DopoFestival da Domenico Modugno, che non solo hanno riarrangiato alla loro maniera pezzi del Festival (tra cui quello di Zarrillo, reso decisamente meno sonnolento dalla band) ma hanno anche ironizzato sulle metodologie televisive mandando in onda un rvm al contrario e proponendo un test alla sempre poco reattiva Osvart proclamata, alla fine della fiera, "la valletta mora del Festival".

Anche quest’anno, anzi ancor più quest’anno, siamo certi che il DopoFestival sarà ricordato molto più del Festival stesso e allora ci chiediamo, sulla scia di Mariella Venegoni de La Stampa, come mai la Rai non ha mai pensato di replicare il DopoFestival?

Forse perchè, e la risposta sembrerà banale, le buone idee difficilmente vengono prese in considerazione da chi dovrebbe apportare innovazione e invece resta fossilizzato al passato relegando ad un ruolo di subalterno chi, con la sperimentazione, ha sempre avuto a che fare… con successo!