Eutanasia in tv, in Gb è polemica

Un documentario in cui si spegne un uomo che ricorre all’eutanasia è andato in onda ieri sera nel Regno Unito ed è già polemica.

Contro la trasmissione su Sky Real Lives, che ha mostra come Craig Ewert, 59 anni, paralizzato da una sclerosi laterale amiotrofica, abbia scelto di togliersi la vita con il suicidio assistito, sono insorti i gruppi contro l’eutanasia e un’autorità per le trasmissioni televisive.

Il caso risale al 2006, quando l’uomo è stato aiutato a morire nella stessa clinica utilizzata da un centinaio di cittadini del Regno Unito, dove pure eutanasia e suicidio assistito non sono legali.

L’argomento ha, dunque, diviso l’opinione pubblica britannica. Il premier Gordon Brown, contrario, è così intervenuto: “è molto importante che tali questioni siano trattate con sensibilità e senza sensazionalismi”. 

Rob George, portavoce dell’organizzazione anti eutanasia “Care Not Killing”, si è detto favorevole alla trasmissione del video, purché non diventi uno spot che inciti incondizionatamente al suicidio assistito.

La diffusione del documentario è avvenuta all’indomani di una sentenza a tema emessa in Gran Bretagna, con l’assoluzione dei genitori di un ragazzo di 23 anni, Daniel James, che avevano accompagnato il figlio a morire nella stessa clinica, a settembre.

 

In Europa il dibattito resta acceso a livello internazionale sulla scia di diversi casi, dalla Francia all’Italia, ultimo quello di Eluana Englaro.

La vicenda contempla ancora una volta temi caldi quali testamento biologico e accanimento terapeutico, che ha visto in Piergiorgio Welby, morto due anni fa, uno dei testimoni più esemplari.

Il video: