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Exit con Ilaria D’Amico torna su La7

16 aprile 2010
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Da oggi alle ore 21.10 su La7 torna, in una nuova collocazione nel palinsesto, Exit, il programma di inchiesta condotto da Ilaria D’Amico.

Seguendo lo stile che da anni caratterizza il format, votato ad un giornalismo investigativo che ricostruisce le dinamiche dei fatti, ma racconta anche le vicende della gente comune, la settima edizione di Exit cercherà di spiegare la realtà del nostro paese, senza pregiudizi ideologici o politici.

Il ciclo delle otto nuove puntate è caratterizzato da una formula inedita, dal titolo Exit-Files: in ogni puntata, Ilaria d’Amico condurrà una grande inchiesta monografica, realizzata dalla redazione del programma.

Tra gli Exit-Files, trovano posto le Elezioni Regionali in Calabria, con i retroscena che caratterizzano la ricerca del consenso e la gestione della Sanità pubblica e privata in un territorio devastato dalla criminalità organizzata.

E poi le attese e i dubbi sulla nuova linea alta velocità Torino-Lione, che di alto sembra avere solo il costo; un bilancio sulla psicosi da influenza, che secondo alcuni ha prodotto una delle più grandi truffe del secolo.

E ancora: dove finiscono i soldi dell’8 per mille destinati alla Chiesa?

L’ennesima tangentopoli italiana, frutto di un nuovo business in ascesa, quello delle bonifiche industriali; i paradossi del federalismo, raccontati in un’inchiesta sui conti della Sicilia, il cui governo in queste settimane è stato colpito da nuovi indagini giudiziarie.

La rivincita dei paradisi fiscali, alle prese con i flussi di soldi che provengono dal nostro territorio, nonostante le promesse di cambiamento successive alla grande crisi economica. E infine il ritorno del nucleare in Italia, tra dubbi sul rapporto costi-benefici e misteri mai svelati sullo smaltimento delle scorie radioattive delle vecchie centrali.

A inaugurare la prima delle otto puntate monografiche
, è l’inchiesta firmata da Alessandro Sortino sulla cosiddetta TAV, la nuova linea ferroviaria che dovrà collegare Torino a Lione, passando sotto le Alpi. Un’opera assai più costosa del ponte sullo stretto di Messina, e dunque, da qualunque parte la si osservi, determinante per il futuro del nostro paese.

Alessandro Sortino è stato in Val di Susa nel periodo dell’opposizione del movimento No TAV ai sondaggi per la nuova linea. Erano i giorni delle manifestazioni, degli scontri con la polizia, delle minacce e degli attentati. E da lì è partito per approfondire le ragioni dei due fronti che si combattono nella valle e in Piemonte intorno alla realizzazione dell’infrastruttura. Tutto sembra ruotare intorno alle passaggio delle merci, alle aspettative sulla ripresa del commercio globale, alla speranza che questo possa compensare la fuga della aziende manifatturiere dal territorio.

Ne esce un ritratto di una comunità e di una economia profondamente sconvolte dalla fuga della ricchezza, con i due fronti che si lanciano accuse gravissime, agitando gli uni contro gli altri i fantasmi della mafia e del terrorismo.

Sullo sfondo: la campagna elettorale per la guida della regione, e l’irrompere sulla scena del movimento di Beppe Grillo, che risulterà alla fine determinante.

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