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Italian Academy 2, parlano i professori

24 aprile 2009
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In occasione della prima puntata di Italian Academy 2, i professori  Little Phil, Luciana Savignano e Raffaele Paganini raccontano le loro sensazioni.

Maestro di danza in Tv. Se lo sarebbe mai aspettato? E non le fa un po’ paura?
Luciana Savignano: “Non sono un maestra, sono una danzatrice che si cimenta in un ruolo inusuale. E che vuole collaborare, condividere con i ragazzi la propria esperienza. Io sono qui come artista che cerca di trasmettere qualcosa al di là del passo di danza”.

Raffaele Paganini: “No, paura no. Certo, non me lo sarei mai aspettato perché – arrivato ad un certo punto di una carriera “vera”, importante – pensi di diventare maestro di grandi protagonisti. E invece mi ritrovo in questa esperienza straordinaria quanto intelligente in cui ci sono i giovani e c’è la novità di una cosa che non avevo mai fatto e che pochi al mondo fanno. Ecco, la danza mi ha dato anche questa fortuna”.

Little Phil: “Ho insegnato danza in Tv una sola volta, prima. In Belgio. Ma solo per due giorni. Qui è diverso: due mesi sono lunghi. Ma non mi fa paura: diciamo che è una sorta di nervosismo ‘positivo’. E poi sono molto concentrato ad imparare bene l’italiano”.

Perchè avete scelto proprio questi finalisti?
Luciana Savignano: “Beh, è sotto gli occhi di tutti: abbiamo scelto il meglio. E quasi sempre le nostre idee concordavano. In qualche modo sono state scelte obbligate. E senz’altro logiche”.

Raffaele Paganini: “Perché si sono fatti scegliere: hanno deciso loro, i più tenaci, i migliori tecnicamente. Se ci sono le condizioni artistiche, riesco a capirlo anche in un’esibizione di un minuto: basta un movimento. Certo, è importante la personalità, ma poi bisogna lavorare sulla tecnica, altrimenti non avrebbe senso il percorso artistico di un ballerino, che dura anni. E questo vale anche in un talent show: è un lavoro duro e comporta eliminazioni inevitabili”.    

Little Phil: “A me piace vedere la persona che balla, la sua personalità. Questo ho cercato: più la personalità che la tecnica. Perché mi piace vedere una persona che mi trasmette qualcosa, anche in materie diverse”.

Non c’è il rischio di commistioni pericolose tra classico e moderno?
Luciana Savignano: “Ormai la danza con la D maiuscola non deve temere il rischio di contaminazione. Oggi un danzatore è tale a 360 gradi, deve saper fare di tutto, altrimenti è limitato. Pensi alla danza-teatro, alla poliedricità che è necessaria”.
 
Raffaele Paganini
: “Sono favorevole alla contaminazione a patto che non tocchi il classico di repertorio. Quello che si è formato nel ‘700 e nell’800. Ecco quello è lì, come un quadro, immutabile, “classico” per definizione. Ma, per il resto, ben venga la commistione, proprio a partire dalla danza classica che è una base importante. E’ conoscenza del corpo. E serve anche per un ballo recente come l’Hip Hop: non è un caso, ad esempio, che per lo spettacolo di Michael Jackson siano stati scelti due ballerini con una formazione classica che avevo segnalato per i provini”.  

Little Phil: “No, anzi. Secondo me è una grande possibilità, perché un ballerino deve essere completo, capace di fare cose diverse. E unire generi diversi aiuta tutti, nello stesso modo, ad avere movimenti più ‘puliti’. Sono entusiasta del fatto che si siano messi insieme Classico, Moderno e Hip Hop”.

Che cosa significa oggi la danza? Cosa può raccontare, cosa può insegnare?
Luciana Savignano: “La danza è il mio modo di essere stata e di essere ancora un’artista che calca un palcoscenico. Ed è un modo di essere e di condurre la via. Io sono molto curiosa, mi piace qualunque cosa, purché ad alto livello. E credo che sia il caso di questo programma: se ho accettato è perché ci credo. Su quello che può raccontare o insegnare c’è un grande punto interrogativo, ma spero che raggiunga lo scopo perché siamo partiti animati da una grande volontà”.

Raffaele Paganini
: “Nulla. La danza non può insegnare nulla che non abbia già insegnato in passato. Oggi si comincia a conoscerla, ma la sua è una storia antica. Noi non possiamo insegnare, ma possiamo spingere la gente ad impararla. E anche se la danza non è per tutti è importante che la gente ne sappia un poco, o quanto basta. Anche per questo cerco sempre di spiegare giudizi e valutazioni. Cerco di incuriosire per avvicinare alla danza”.

Little Phil: “Per me la danza è la vita. E’ un modo di esprimersi: io ballo anche quando cammino, anche sotto la doccia. E’ un modo di parlare senza la voce: non mi senti ma mi capisci. Questo ha fatto sì che la mia vita capitassero molte cose belle. E mi ha aiutato ad evitare di fare stupidaggini”.

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