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14 Dec

La tv italiana è mediocre

27 agosto 2009
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Secondo uno studio di Comunicazione Perbene condotto su 150 tra sociologi, psicologi, esperti di media, ma anche investitori pubblicitari, cui è stato chiesto di analizzare i palinsesti e l’offerta della tv generalista e di individuarne pregi e difetti, la nuova stagione televisiva non porterà alcun cambiamento, se non in peggio.

Anche nei nuovi palinsesti saranno “omologazione tra le reti” (41%) e programmi dove le uniche parole d’ordine sembrano essere la rissa (58%), le parolacce (46%) e le volgarità (39%). Insomma una tv dove manca totalmente la qualità (74%) e dove alcune fasce di pubblico sono trascurate o obbligate a vedere programmi non adatti, come accade ai bambini (63%).

Lo scopo dell’indagine è portare i responsabili a rivedere i palinsesti, inserendo programmi e personaggi in grado di fare buona tv (53%), investire nella sperimentazione (46%), avere il coraggio di non assoggettarsi alle mode che affliggono il piccolo schermo (38%) e dunque proporre un’offerta diversa dalle altre reti (32%).

Per il 73% degli esperti coinvolti nello studio la tv generalista è sempre più una cattiva maestra, in grado di promuovere solo aspetti negativi, come l’esaltazione della mediocrità (48%) che emerge puntualmente dagli innumerevoli reality show, e valori distorti (34%), come la sopraffazione (47%), la violenza verbale (41%) e il vantaggio di essere furbi piuttosto che onesti (36%).

Sicuramente si assiste ad un’offerta completamente omologata, una sorta di tv-fotocopia che presenta un palinsesto sempre uguale, su qualsiasi rete ci si trovi, pubblica o privata (41%); ormai il piccolo schermo è dominato per il 95% da trasmissioni dove la costante sono le risse, spesso provocate ad arte (58%), le parolacce (46%) o le volgarità (39%) o comunque immagini non adatte alla fascia oraria in cui vengono trasmesse (32%).

Se dovessero racchiudere in una sola espressione le caratteristiche della tv generalista il 74% si limita a dire che manca la qualità e che per la stagione che si sta per aprire le premesse sono ancora peggiori.

Sotto accusa naturalmente i reality show,
sia per il messaggio che trasmettono che per i contenuti, le trasmissioni sportive dove a dominare sono le risse e la violenza verbale e non ma anche i tanto acclamati talent show, dove il litigio e gli insulti sono all’ordine del giorno e che ormai stanno diventando i dominatori assoluti del palinsesti; non si salvano nemmeno le trasmissioni di costume, che spesso esaltano personaggi che di certo non rappresentano modelli positivi e i talk show-programmi di approfondimento, che spesso sfociano anch’essi in vere e proprie risse.

Ma quali sono i cambiamenti che i responsabili dei palinsesti dovrebbero apportare? In realtà il 53% degli intervistati ritiene che piccoli aggiustamenti non sarebbero certo sufficienti a cambiare la situazione e che sarebbero necessari interventi radicali. In ogni caso bisognerebbe finalmente tornare ad investire nella sperimentazione, in nuovi linguaggi e nuovi contenuti (46%) avere il coraggio di non assoggettarsi alle “mode” che affliggono il piccolo schermo (38%) e di proporre un’offerta diversa dalle altre reti (32%).

In concreto questo si dovrebbe tradurre in più trasmissioni affidate a grandi personaggi dell’intrattenimento (32%), maggior spazio per documentari (27%) e per programmi di approfondimento su grandi temi (23%) ma anche film e fiction di qualità (16%).

Quali sono i volti che potrebbero diventare il simbolo di questo ritorno ad una tv di qualità? Tra i più segnalati c’è Giovanni Minoli (62%), seguito da premiata ditta Piero e Alberto Angela (57%), mentre il terzo gradino del podio se lo dividono Toni Capuozzo e Tessa Gelisio (ex aequo con il 51%). Seguono Fabio Fazio (45%), Milena Gabanelli (42%) e Antonello Piroso (40%). Chiudono Andrea Vianello (36%), Enrico Mentana (32%) e Corrado Augias (26%).

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