Le ali, la vera storia di Gianfranco Paglia

Il 2 luglio 1993 a Mogadiscio il sottotenente Gianfranco Paglia scampa miracolosamente ad un attentato in cui perdono la vita tre soldati dell’esercito italiano in missione di pace. Ventitrè sono i feriti.

Nel tentativo di mettere in salvo i compagni, Paglia viene colpito da tre proiettili, uno al braccio, il secondo ai polmoni, il terzo alla schiena che gli trancia di netto due vertebre. La diagnosi immediata, e la più ottimistica in quel momento, è: tetraplegia.

Questa la cronaca di una delle pagine più drammatiche, e forse meno note, del nostro passato recente. La storia di un eroe dei nostri tempi.

Ma la vicenda di Paglia è molto di più: è la storia esemplare di un uomo che non ha voluto arrendersi di fronte alla più impietosa delle evidenze e che ha deciso di combattere fino in fondo la sua battaglia più dura, una battaglia che sembrava perduta in partenza. L’offensiva di un soldato che ha deciso, ancora una volta, di combattere.

Dopo anni di cure, sofferenze ed un lungo percorso riabilitativo, Paglia ha inaugurato una nuova esistenza. E’ rimasto nell’esercito per continuare a partecipare alle missioni di pace in Paesi stranieri ed oggi conduce una vita normale, ricca di affetti, interessi, emozioni.

La sua storia, il suo viaggio attraverso il dolore, il suo coraggio e la sua rinascita sono oggi raccontati in un film di Andrea Porporati, Le Ali, in onda su Raiuno, in prima serata stasera.

Ciro Esposito interpreta con particolare sensibilità e intelligenza il ruolo di Gianfranco; con Raffaella Rea, egualmente intensa nei panni della  moglie Giovanna, forma una coppia che trasmette un’affinità autentica.  

Antonio, il personaggio del fisioterapista ispirato all’amico che con grande generosità ha rivoluzionato la sua vita per seguire Gianfranco, è affidato a Sergio Friscia. Altri due ruoli centrali sono quelli dei genitori di Paglia, impersonati da Tosca D’Aquino e Remo Girone.

Le Ali racconta tutte le tappe di quella straordinaria impresa che  ha consentito al sottotenente Paglia di riprendere possesso della sua vita. Tutto il faticoso cammino che ha percorso con l’aiuto della sua compagna, della famiglia, degli amici, della sua irriducibile determinazione e di un paio di ali.

Le ali non sono solo il riferimento al fregio che i parà indossano sulle loro mimetiche, sono il dono  ed il privilegio  di chi sa che può farcela, di chi non vuole arrendersi; ali per esistere, per sognare, per continuare a guardare in faccia il futuro. Un incoraggiamento per chi pensa di non poter volare più.