0 Shares 14 Views
00:00:00
16 Dec

The Mission: nuovo reality della Rai sarà ambientato nei campi profughi

LaRedazione - 6 agosto 2013
LaRedazione
6 agosto 2013
14 Views

L’annuncio dato da parte della Rai, del nuovo reality, dal titolo The Mission, che dovrebbe andare in onda su Rai Uno a partire dal prossimo mese di dicembre sta già scatenando molte polemiche. Le accuse contro la Rai provengono da molte associazioni e da vari siti web, ma la televisione di stato ha già risposto respingendole. Lo schema del nuovo reality è simile a quello di altri che l’hanno preceduto, con otto personaggi famosi impegnati in una attività per loro inusuale. Ma a tenere banco nelle polemiche è senza dubbio l’ambientazione del programma. Si tratta infatti di campi profughi, dove i vip, tra i quali ci sono personaggi ormai noti in questi tipi di programmi come Albano, Michele Cucuzza, Barbara de Rossi ed Emanuele Filiberto, dovranno prestare la loro opera a fianco dei volontari di alcune associazioni umanitarie, a favore dei profughi.

Molte Ong si sono subito opposte, dicendo che il programma di Rai Uno è lesivo della dignità delle persona che sono dovute fuggire dalla propria patria d’origine a causa della guerra o della privazione delle libertà personali, bocciando dunque come inaccettabile il reality. In rete sono già partite due petizioni che si propongono di mettere insieme un congruo numero di firme in modo da poter chiedere lo stop alla messa in onda del programma. Le repliche sono arrivate oltre che dalla dirigenza Rai anche da Intersos, uno degli enti promotori dell’idea, che per bocca del suo segretario generale Marco Rotelli, fa sapere che tutti i programmi che possano aiutare a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’annoso problema dei profughi debbano essere messi in onda.

Uno dei possibili protagonisti, Emanuele Filiberto rimanda le accuse a chi le ha fatte, dicendo che si strumentalizzano questi argomenti prima di aver visto di cosa si tratta. Una delle voci maggiormente critiche nei confronti di The Mission è quella della Ong Gus, Gruppo Umana Solidarietà, che invoca lo stop del programma. Un suo rappresentante dichiara che il Gus si occupa da oltre venti anni di portare aiuto ai profughi, combattendo tutti i giorni contro una comunicazione che non supporta queste attività. Se la Rai vuole raccontare il lavoro delle Ong, sia in Italia che nei luoghi di guerra, avrebbe tanti altri modi più efficaci, è la chiusura del rappresentante del Gus. Parere simile per quanto riguarda il Centro Astalli dei Gesuiti, che tramite il suo presidente padre Giovanni La Manna si dice contrario alla spettacolarizzazione dei drammi che subiscono le persone costrette a lasciare il proprio paese.

Loading...

Vi consigliamo anche