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13 Dec

Romanzo Criminale alimenta la violenza, parola di Alemanno

La Redazione
5 maggio 2009
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E’ allarme microcriminalità a Roma dove, da qualche tempo a questa parte, si verificano incidenti che vedono coinvolti minorenni che abusano di piccole armi in loro possesso senza un reale motivo.

Gli ultimi due casi di aggressione violenta con coltello risalgono a ieri mattina e a giovedì della scorsa settimana e hanno offerto al sindaco di Roma Gianni Alemanno lo spunto per trovare un presunto colpevole: la televisione.

Nello specifico, ha detto Alemanno, "anche operazioni culturali come la serie tv Romanzo criminale o altre simili non hanno aiutato, ma hanno lanciato atteggiamenti e modi di fare sbagliati" puntando così il dito alcune serie che hanno mostrato la criminalità senza fare sconti.

Immediata la replica di chi Romanzo Criminale lo produce, Riccardo Tozzi della Cattleya: "questo tipo di osservazioni sono periodiche ma la tv semmai riflette quello che c’è in giro, non crea nulla. L’esempio tipico è la tv del ’68: alla camomilla mentre nelle strade accadeva di tutto. La violenza è insita naturalmente nell’uomo e nella società. Abbiamo la fortuna di vivere un tempo di pace ma questo non significa assenza di violenza. La rappresentazione, al cinema o in tv, è per definizione catartica, esorcizzante. Reprimere la rappresentazione della violenza non significa annullarla nella realtà ma semmai moltiplicarla".

Giancarlo De Cataldo, autore del libro dal quale è stata tratta la serie, sostiene invece che "fa bene il sindaco Alemanno a preoccuparsi per la città, per l’emergenza delle risse con i coltelli, ma a mio parere nel dare la colpa a Romanzo Criminale sbaglia bersaglio".

La dichiarazione di Alemanno non fa riflettere ma semmai fa sorridere perchè propone un punto di vista decisamente strano e straniante: si nega, in sostanza, il diritto della tv di fare quello che sa fare meglio, ovvero intrattenere, dandole il compito di educare. Se fosse così, se la tv fosse solo e soltanto un mezzo educativo, dovremo concludere (e Alemanno con noi) che i film di guerra, le narrazioni crudeli e quant’altro contribuiscano a formare nell’opinione pubblica un concetto malato di giustizia e ingiustizia.

La tv, a nostro parere, è anche un mezzo informativo MA prima di tutto è un mezzo narrativo che come tale va rispettato: negare questa sua caratteristica equivale a sostenere che l’essere umano è completamente ininfluente nella gestione di sè stesso.

E che, soprattutto, la politica può scaricare le proprie responsabilità su altri canali, lasciando inalterato lo status esistente lavandosene le mani. E, a casa nostra, la politica non può mai e poi mai pretendere di trovare dei capri espiatori per non agire come dovrebbe.

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