Sanremo 2008, la prima puntata passa inosservata

Dopo l’attesa dei giorni scorsi, finalmente su Rai 1 il "miracolo Sanremo" si è consumato in tutto il suo poco abbagliante, ma almeno a tratti simpatico, splendore: e non a caso l’Auditel della prima puntata è calato vertiginosamente rispetto agli anni passati al punto che la prima parte che ha ottenuto 9 milioni 518.000 telespettatori pari al 35.01% di share e la seconda 4 milioni 818.000 con il 39.44%. Nel 2007 la prima serata del Festival, condotto da Baudo con Michelle Hunziker, aveva avuto nella prima parte una media di 12 milioni 452.000 telespettatori, pari al 43.80%, e nella seconda di 6 milioni 759.00, con il 47.08%.

Tutto all’insegna del nuovo questo Festival, aveva detto Pippo Baudo alla vigilia e in effetti se consideriamo le performance di Piero Chiambretti ci scappa anche la risata: perchè tra nostalgia e par condicio, grazie a Chiambretti la seconda è stata più apprezzabile e apprezzata della prima.

Chiambretti ha regalato "perle" alla Markette parlando di "doppio giro di Walter", facendo firmare una liberatoria a Baudo dicendogli "sia clemente non faccia casini" e presentando dei finti manifesti elettorali con il suo ritratto; ma anche battute di stampo meno politico tra cui "un applauso al maestro Pippo Caruso perchè è ancora vivo" e il "vado ad arrestare Frankie" dopo la Rivoluzione di Frankie Hi Nrg.

Protagonisti della serata 10 campioni e 7 giovani: Paolo Meneguzzi intona una già sentita Grande, L’Aura nonostante sia tecnicamente dotata si perde nei menandri di sè stessa e della sua musica con Basta!, il redivivo Toto Cutugno canta L’amore infelice di un falco chiuso in gabbia ricordandoci i terribili anni Ottanta, Frankie Hi Nrg porta la sua Rivoluzione al Festival parlando di cose scontate ma facendolo in un modo che ci piace, Fabrizio Moro canta pure lui l’amore con Eppure mi hai cambiato la vita mentre Anna Tatangelo si lancia ne Il mio amico parlando di omosessualità e cavalcando un trend del momento che, a nostro avviso, la porterà sul podio. Poi ancora Michele Zarrillo che parla di nuovo, per l’ennesima volta, di amore con L’ultimo film insieme, Eugenio Bennato che porta i bellissimi suoni del suo meridione con Grande Sud, Max Gazzè che intona/stona Il solito sesso e infine Tricarico con una sonnolenta e per nulla indimenticabile Vita Tranquilla.

Veniamo ai giovani, che probabilmente di giovane hanno solo l’età anagrafica visto che anche in questo caso i testi parlano solo, e ancora una volta, di amore, cuore, gelosia e tutto il repertorio classico e già sentito.

Milagro, brutta copia in tutti i sensi degli Zero Assoluto, con Domani, Andrea Bonomo con Anna, Frank Head con i ritmi ska di Para parà ra ra ra, i Melody Fall che diventeranno forse i nuovi idoli delle ragazzine italiane, Ariel, Daniele Battaglia (si, un altro figlio di uno dei componenti dei Pooh, stavolta Dodi!), poi Valerio Sanzotta con una bella Novecento (che ci ricorda il primo Rino Gaetano e che comunque ci regala belle sensazioni al primo ascolto), Giua che direttamente da SanremoLab canta la sua Tanto non vengo.

Passano il turno tra i giovani i Frank Head, Milagro, Valerio Sanzotta e Giua.

Spazio anche alla prima valletta del Festival di Sanremo 2008, un’Andrea Osvart che si diverte, solo lei in realtà, a cantare e ballare, tirando fuori la lacrimuccia quando ricorda il suo ingresso in Italia come collaboratrice domestica e lanciandosi in osceni cambi d’abito che ci fanno rimpiangere, ancora una volta, gli ormai lontanissimi anni Ottanta.

Risate e applausi in platea per il ritorno di Carlo Verdone, ospite italiano che approfitta del Festival per autopromuovere il suo nuovo film, Grande, grosso e Verdone, in uscita il 4 marzo prossimo; contraltare al nostrano Verdone, l’internazionale e divertito Lenny Kravitz che ha cantato dal vivo I’ll be waiting e il tristissimo spazio lasciato ancora al musical High School Musical in versione italiana.

Una prima puntata senza infamia e senza lode, senza le grandi novità promesse da Baudo e con un Chiambretti in grande spolvero nonostante in alcuni casi si senta quanto le sue battute siano scontate e già sentite; la Osvart non si fa ricordare se non per le sue performance discutibili e anche le canzoni, al primo ascolto, lasciano a desiderare e sono, come al solito, tutte uguali.

Meno male che c’è il DopoFestival a tirarci su il morale…