The Tudors, storia e finzione al Roma Fiction Fest

Nel corso dell’assolata prima giornata del Roma Fiction Fest brilla di luce propria The Tudors, la serie creata e prodotta da Michael Hirst, lo sceneggiatore di Elizabeth e Elizabeth: The Golden Age.

Protagonista assoluto è un sorprendente Jonathan Rhys Meyers nelle vesti del controverso sovrano d’Inghilterra Enrico VIII, l’unico ad essersi sposato sei volte ed aver avuto un enorme potere.

In The Tudors la storia privata, gli scandali di corte, gli amori, i vizi, i complotti e le debolezze del sovrano si mischiano con i reali avvenimenti storici, anche se Hirst si concede molte licenze poetiche sostenendo che si tratta di una fiction e non di un documentario sul re.

Sontuosi abiti d’epoca, splendidi gioielli e una grande quantità di star del calibro di Sam Neill (Cardinale Thomas Wolsey), Callum Blue (Anthony Knivert), Henry Cavill (Charles Brandon), Peter O’ Toole (Papa Paolo III) e tanti altri, contribuiscono a trasformare I Tudors nel fiore all’occhiello più costoso della Showtime, il canale via cavo statunitense che trasmette solo grandi successi.

Enrico VIII è sposato da due decenni con Caterina D’Aragona, l’ex moglie di suo fratello, ma i suoi eredi maschi nascono e dopo poche settimane di vita, muoiono misteriosamente. L’unica sua figlia è la principessina Maria, promessa sposa al delfino di Francia.

Enrico non si da pace e dopo aver letto Il Principe di Machiavelli, si interroga se è meglio essere un sovrano temuto o amato, fino a quando Lady Elizabeth Blount non partorisce il suo primo erede maschio.

La serie vincitrice di numerosi premi che ha conquistato il pubblico mondiale, è pervasa da sottile erotismo che culmina nelle frequenti performance sessuali del re con belle cortigiane e nobildonne senza mai sfociare nella volgarità o nel cattivo gusto.

Sarà la trama avvincente e articolata, i personaggi che evolvono nel corso della serie e si arricchiscono di mille sfaccettature o forse il bellissimo e bravissimo Jonathan Rhys Meyers a tenere incollate allo schermo milioni di telespettatrici?