
Arriva nelle sale dal 28 marzo prossimo il tanto atteso film tratto dal bestseller di Khlaed Hosseini, Il cacciatore di aquiloni diretto da Marc Forster sperando di rendere giustizia ad un libro che ha lentamente conquistato lettori in tutto il mondo e ancora continua ad appassionare.
Noi abbiamo visto Il cacciatori di aquiloni in anteprima e il giudizio finale, nel complesso, è positivo nonostante qualche lacuna, naturale se si cerca di trasporre su pellicola un libro.
Ma partiamo dalla trama: la storia è ambientata a Kabul nel 1978 e racconta le vicede di Amir, figlio di Baba, uomo facoltoso di etnia Pashtun. Il suo migliore amico è Hassan, figlio del servitore di casa e appartenente all'etnia Hazara. Entrambi vogliono vincere la gara di aquiloni organizzata a Kabul e per farlo si allenano in modo tale, il giorno della gara, da far sì che il loro aquilone resti in volo dopo che a tutti gli altri è stato il filo tranciato.
Amir, vincente della gara insieme ad Hassan, assiste senza avere il coraggio di intervenire allo stupro di Hassan da parte di tre ragazzi ricchi e razzisti che non tollerano che un Pashtun possa essere amico di un Hazara; da quel momento si porta dentro un senso di colpa che lo allontana dall'amico. Ma un giorno, trasferitosi negli Stati Uniti e divenuto scrittore di successo, gli arriva una telefonata che lo fa sobbalzare: "esiste un modo per tornare a essere buoni", sente dire dall'altra parte del filo.
Come già accennato, il film non riesce a restituire quell'emozione profonda che la lettura del libro di Hosseini porta con sè e nonostante gli sforzi, ammirevoli peraltro, restano alcuni buchi che in qualche modo fanno perdere alla pellicola qualcosa: è come se l'essenza della storia fosse rimasta intrappolata nel libro e Forster non abbia saputo in realtà restituire alla storia la sua forza tramite l'utilizzo delle immagini.
E se la storia del libro viene trattata in maniera fedele, alcuni approfondimenti che nel film mancano non possono far altro che far avvertire ancora di più l'idea che si sia perso qualcosa per strada, che le corde dell'anima non riusciranno ad essere scosse e toccate così come accaduto con la lettura del libro.
Chiaramente a chi non ha letto il libro, Il cacciatore di aquiloni si presenta come una pellicola che racconta una storia complessa, quasi irreale, e che mostra due piccoli attori afghani molto bravi che per la scena dello stupro sono stati sanzionati dal loro Paese; colpiscono inoltre le ambientazioni, quella Kabul ricostruita al confine cinese di cui si può apprezzare il cambiamento nel corso degli anni.
Un film sicuramente da vedere ma sul quale mettiamo in guardia chi ha letto il libro: resterete stupiti nel constatare quanto fedele sia la rilettura filmica ma resterete delusi dalla mancanza di quegli approfondimenti fondamentali per il libro di Hosseini e che invece sono stati tralasciati da Forster. Si sa, il tempo è tempo e 130 minuti non bastano a raccontare una vita e delle emozioni!
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io non ho letto il libro e il film mi è piaciuto tantissimo
non ho letto il libro ma trovo la sceneggiatura abbastanza lacunosa e certi passaggi sono decisamente semplicistici e inverosimili, tuttavia per la materia affrontata è importante che film del genere siano realizzati e che arrivino al maggior numero di persone possibili.
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