
Batuk ha quindici anni e due tesori: la sua bellezza e una matita. Viveva in campagna prima di essere venduta dalla famiglia, costretta dall'indigenza, alla tenutaria di un bordello.
Da sei anni Batuk è prigioniera nella strada delle prostitute bambine, chiusa in una gabbia che lei chiama nido, affacciata sul vortice senza speranza delle vie di Mumbai.
La bellezza le garantisce un trattamento di favore nella realtà agghiacciante che la circonda, ma l'unico modo per sfuggire all'orrore quotidiano è la sua capacità di dare voce al suo mondo interiore. Perché Batuk crede nella forza delle parole, nel loro potere consolatorio.
E così, procuratasi un quaderno azzurro, che nasconde segretamente in uno strappo del materasso, Batuk comincia a scrivere le sue storie: storie vere, come la sua e quella dei suoi compagni di schiavitù, e storie di fantasia, grazie alle quali riesce a spiccare il volo, dando un senso e una speranza alla sua esistenza.
Sarà proprio la scrittura a permetterle di ribellarsi di fronte all'ennesimo gesto di cinismo e di spietata violenza.
James A. Levine, sposato e con due figlie, vive in Minnesota. Medico alla Mayo Clinic e scienziato di fama internazionale, ha ottenuto molti premi per la sua attività di ricerca e viene spesso intervistato dalle maggiori testate giornalistiche americane e internazionali. In collaborazione con la FAO e le Nazioni Unite, si è impegnato in progetti di solidarietà internazionali e ha condotto numerose ricerche sulla condizione delle donne e sul lavoro minorile nel Terzo Mondo e nelle aree più disagiate. Questo romanzo nasce proprio dall'incontro fortuito con una ragazzina nel quartiere a luci rosse di Mumbai, che gli ha ispirato il personaggio della piccola Batuk. Con i proventi della sua scrittura ha istituito una fondazione a favore dei bambini sfruttati.
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