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12 Dec

Google: clausola ‘all in’ per Android

Michela Fiori
14 febbraio 2014
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android

Nonostante sia “venduto” come un software open source Android comporterebbe una serie di clausole e limitazioni per i produttori che decidono di inserirlo come sistema operativo dei propri smartphone. A chiarire l’evidenza è un documento pubblicato da un professore di Harvard Benjamin Edelman. Il professore ha pubblicato l’accordo con cui Big G concede alle case produttrici di hardware l’utilizzo del suo  MADA-Mobile Application Distribution Agreement, il sistema operativo mobile Android. Il documento si riferisce alla versione firmata da HTC nel 2010 e da Samsung nel 2011.

In base all’analisi fatta da Edelman gli accordi evidenzierebbero una serie di restrizioni e condizioni che vincolerebbero i produttori ad accettare tutto il pacchetto completo di Android. Con l’adozione di Android in sostanza le case produttrici sarebbero obbligate ad accettare tutte le app connesse a Google e ad installarle a tutti i device venduti e in alcuni casi ad associarle per alcune funzioni come applicazioni di default. In accordo con quanto riferito dunque Android sembrerebbe tutto tranne che un software open source.

All’obbligo di adottare tutto il pacchetto si aggiungerebbe anche la licenza d’uso del marchio Android, indispensabile per poter vendere un dispositivo e pubblicizzarne la distribuzione con il marchio Google.

Inutile dire che la visione portata avanti dal professore Edelman va a intaccare l’immagine che Big G ha voluto costruire intorno al suo sistema operativo, un’immagine che vede il suo sistema operativo aperto e procompetitivo. Obbligando di fatto l’installazione di sue app Mountain View avrebbe di fatto il pieno controllo delle attività degli utenti che sono obbligati in qualche modo a usare il motore di ricerca Google generando inevitabilmente un aumento delle entrate pubblicitarie.

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