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Dzhokhar, l’attentatore di Boston, rischia la pena di morte

Emanuele Calderone
23 aprile 2013
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La strage alla maratona di Boston è stato sicuramente uno degli atti terroristi più infami, tragici e dolorosi degli ultimi anni. Dopo aver individuato i due attentatori nelle figure dei fratelli Tamerlan -morto durante uno scontro a fuoco con la polizia – e Dzhokhar Tsarnaev, ecco che oggi arriva la notizia che tutti attendevano: Dzhokhar è stato formalmente accusato di aver utilizzato armi di distruzione di massa, di aver causato il ferimento di più di 200 persone e la morte di altre tre.

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti conferma anche che, data la gravità del gesto compiuto, qualora il giovane ceceno sopravvivesse alle ferite e venisse dichiarato colpevole, rischierebbe il massimo della pena applicabile, vale a dire l'ergastolo o, in alternativa, la pena capitale.

L'assassino, al momento ricoverato in condizioni gravissime al Beth Israel Deaconess Medical Centre di Boston, sta rispondendo, con non poche difficoltà visto lo stato in cui versa, alle domande della polizia.

Eric Holder, ministro della giustizia statunitense, ha inoltre voluto precisare che Dzhokhar verrà perseguito attraverso il sistema giudiziario federale, poiché il ragazzo, dallo scorso anno, è ufficialmente un cittadino americano.

Agli occhi di una qualsiasi persona dotata di buon senso, una soluzione estrema come la condanna a morte resta qualcosa di aberrante e inaccettabile, ma non si può certo negare che almeno una pena severa come il carcere a vita, per una persona che non ha avuto la benché minima esitazione a spezzare le vite di tanti innocenti, possa rendere tutti un po' più appagati.

[foto: guardian.co.uk]

Emanuele Calderone

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