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12 Dec

Cassazione: confermata la condanna a 4 anni per Berlusconi

Gianfranco Mingione
2 agosto 2013
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Il Palazzaccio ha deciso. Fuori dal cosiddetto Palazzaccio, edificio storico a due passi da San Pietro, in cui ha sede la Corte di Cassazione, un esercito di giornalisti accreditati hanno seguito la lettura dell’ultimo verdetto di una sentenza importante. Ci sono inviati esteri della Bbc, Cnn, Bloomberg, Al Jazeera etc. Alle ore 20 circa è  arrivato il verdetto definitivo sulla vicenda dei diritti tv, tra i cui imputati siede Silvio Berlusconi, già condannato in appello per frode fiscale a 4 anni di reclusione e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici.

La Suprema Corte, presieduta da Antonio Esposito, ha confermato le condanne per frode fiscale di Berlusconi e degli altri imputati, gli ex dirigenti Mediaset Gabriella Galetto e Daniele Lorenzano e il produttore Frank Agrama. Da rimodulare al ribasso gli anni d’interdizione dai pubblici uffici previsti per il Cavaliere al quale resta da scontare uno dei tre anni previsti dalla condanna, poiché gli altri tre sono coperti dall’indulto.

Ieri la difesa aveva chiesto l’annullamento della sentenza. La decisione finale è arrivata dopo che ieri, la difesa dell’ex premier, aveva chiesto l’annullamento della sentenza. Per l’avvocato Franco Coppi, uno dei difensori di Berlusconi: Il fatto così come prospettato in mancanza di una violazione di una specifica norma antielusiva non è reato, è penalmente irrilevante”.  Secondo Coppi: “Non è stata raccolta nessuna prova” e la sentenza emessa in appello “muove dal pregiudizio che ci sia un meccanismo truffaldino ideato negli anni ’80; che sia stato ideato da Berlusconi”. Ghedini, altro difensore del cavaliere, ha parlato della mancanza “nel tessuto della sentenza di un elemento probatorio che Berlusconi possa aver partecipato al reato proprio” (fonte: la Repubblica). Di altro avviso il procuratore generale che aveva chiesto la conferma della condanna e la riduzione della pena accessoria, ovvero l’interdizione dai pubblici uffici, a 3 anni.

E ora, cosa accadrà al premier? Di sicuro c’è che Berlusconi non andrà in galera e continuerà a fare il padre nobile del centrodestra italiano. Non appena la sentenza arriverà al tribunale di Milano, la pena principale sarà escutiva ed eseguibile. Entro ottobre il Cavaliere può chiedere al Tribunale di Milano l’affidamento ai servizi sociali o gli arresti domiciliari.

La casa delle libertà sospese? Per quanto riguarda l’interdizione i giudici hanno deciso per il rinvio e il nuovo processo d’appello si svolgerà in autunno sempre a Milano e per Berlusconi possono ancora rimanere aperte le porte del Senato.Certo è che sarà difficile aprire le porte di casa sua viste le restrizioni che lo colpiscono dopo la conferma della condanna: “A sentire i magistrati di sorveglianza – scrive Liana Milella su Repubblica – tutto dovrà essere regolato proprio dalle toghe, per quanto tempo potrà uscire, gli incontri, le eventuali telefonate, i contatti con la stampa. Niente potrà essere più come prima (…) Non potrà, invece, tenere un comizio o una manifestazione pubblica. Per incontrare qualcuno dovrà chiedere il permesso. Dalla sua casa non potrà uscire senza il sì del magistrato di sorveglianza, pena il reato di evasione (successe così a Sallusti)“. Un periodo davvero cupo per il cavaliere che, a breve, dovrebbe vedersi togliere questo appellativo con cui è noto in tutto il mondo.

Subito dopo il verdetto finale non ha però perso tempo ed è sceso nuovamente in campo, anzi in tv, stavolta stanco ed emozionato come non mai, con un videomessaggio in cui si comprende quanto abbia ancora voglia di rimanere in campo per rifondare, come già annunciato, Forza Italia. La pensione, per lui, sembra proprio non esistere. C’è da chiedersi, invece, quando arriverà la pensione per il Governo Letta. La tensione è forte e molto probabilmente, il governo dalle larghe e mal sopportate intese, non arriverà a tagliare il panettone.

L’Italia di nuovo nel caos? Forse è proprio dal caos che potrebbe nascere un vero e attesissimo cambiamento.

Le motivazioni della sentenza (fonte: la Repubblica)

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