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17 Dec

Usa: Detroit dichiara bancarotta

LaRedazione - 19 luglio 2013
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19 luglio 2013
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Non fa certamente notizia che una città dichiari bancarotta. Stiamo parlando di Detroit, una città degli Stati Uniti che, con centoventi milioni di deficit entra di diritto nella storia americana come la richiesta più alta mai portata da una municipalità. Il che ci fa sorridere. Amaramente ma ci fa sorridere. Perché di crisi ne abbiamo viste e anche più epocali come quelle in Argentina o, più recentemente, nella bella Grecia.

Quando a dichiarare bancarotta non è una città ma un intero stato allora c’è da chiedersi se non ci troviamo tutti su una polveriera pronta a esplodere. Eppure Detroit è la sede delle tre case automobilistiche più importanti d’America, la Ford, Gm e Chrysler, società che hanno investito miliardi di dollari, creato milioni di posti di lavoro.

Nonostante i recenti accordi, le promesse delle autorità statali di rimettere in sesto le finanze, Detroit, secondo le parole del commissario Kevyn Orr, dichiara stato d’insolvenza. Una notizia che corre di pari passo allo spopolamento che la città sta vivendo, che negli ultimi anni ha visto milioni di cittadini emigrare in altri lidi. Una crisi dovuta a una cattiva gestione delle risorse pubbliche e che la Casa Bianca fa sapere di seguire da vicino quelle che sono le sorti di una città che sembrava riprendersi, che come un animale ferito voleva rialzarsi. Ma è difficile riprenderti se sei costretto a richiedere prestiti finanziari che poi non potrai restituire alle banche. E allora anche le città, come i contribuenti, cadono in crisi.

Ormai il sogno americano, da fulgido che era, sembra la copia di se stesso. L’America somiglia ormai sempre di più all’Europa. Basta riflettere sui dati. Sempre secondo Orr – che non solo è il commissario straordinario ma fa anche annunci che hanno tristemente un’eco straordinaria – i debiti accumulati dalla città di Detroit, a lungo termine, arriverebbero a qualcosa come venti miliardi. Di dollari, naturalmente. Dollari che, nell’immaginario nostro d’italiani, abituati alle vecchie lire e poi sodomizzati dall’avvento dell’euro, significa che anche per gli americani la crisi c’è, che le amministrazioni locali gestiscono male i propri denari.

Secondo Orr, spetterebbe ai cittadini di risanare il debito pubblico, facendo sacrifici perché, si sa, alle crisi economiche si risponde chiedendo ai contribuenti di farsi avanti e rispettabilmente di sacrificarsi. Qualcosa che ci riguarda da vicino e che fa tornare in mente le dichiarazioni di uno che con le banche ci sguazzava: Mario Monti. E adesso a sguazzare nel panico sono i cittadini di Detroit, quella stessa Detroit che nei film di fantascienza come Robocop poteva contare su un poliziotto integerrimo e tutto d’un pezzo (di ferro) che difendeva i loro diritti. E se i cittadini, giustamente, temono per le loro pensioni e i loro stipendi, questa nuova crisi li investirà come un uragano. E ora ci chiediamo: ma a difenderli da questo uragano, chi ci penserà?

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