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Il regista Lizzani suicida a Roma. Biglietto ai figli: ‘Stacco la spina’

LaRedazione - 7 ottobre 2013
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7 ottobre 2013
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All’età di novantuno anni, è morto a Roma Carlo Lizzani, uno dei più apprezzati registi e sceneggiatori italiani del novecento. Una morte che ricorda per modalità e caratteristiche quella di Mario Monicelli, visto che entrambi i cineasti, in età avanzata, hanno deciso di lanciarsi da una finestra, scegliendo il suicidio come modo per uscire di scena.

Monicelli aveva saputo di essere malato gravemente, su Lizzani invece non si conoscono i motivi esatti che avrebbero portato al compimento del tragico gesto. Ai figli avrebbe lasciato un biglietto che non sarebbe però propriamente un messaggio di addio, e che conterrebbe anche qualche frase difficile da decifrare, forse spia di un disagio che lo aveva portato negli ultimi mesi sulla soglia della depressione, stando alle testimonianze di chi lo conosceva, a causa soprattutto delle cattive condizioni di salute nelle quali versava la moglie.

Di chiaro nel messaggio di Lizzani c’è la frase ‘Stacco la chiave‘, con i figli che l’hanno interpretata come a voler dire ‘Stacco la spina, tolgo il disturbo‘. Di chiaro comunque, oltre alla dinamica della morte del regista, avvenuta a causa della caduta dalla finestra della sua abitazione al terzo piano, c’è soprattutto l’eredità artistica lasciata da Lizzani, sicuramente uno dei più lucidi ed efficaci autori cinematografici del secolo scorso.

Nella sua esperienza artistica ha sempre pesato molto l’impegno politico e civile (Lizzani partecipò alla Resistenza come partigiano, e successivamente fu iscritto al Partito Comunista Italiano), che iniziò a rispecchiarsi già nel suo capolavoro del lontano 1951, ‘Achtung! Banditi‘ con storie di Resistenza sullo sfondo.

Lucido ed apprezzatissimo anche il suo ritratto degli ultimi giorni del Duce in ‘Mussolini, Ultimo Atto‘, ma la carriera di Lizzani era durata ben oltre il duemila, dedicandosi principalmente alla sua attività di documentarista, la cui ultima testimonianza è stata ‘The Unionist‘ nel 2010.

Il suo ultimo film non documentario è stato invece ‘Hotel Meina’ del 2007. Un suo ricordo nelle ore immediate alla sua scomparsa è stato tracciato anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha parlato di Lizzani come un contributore fondamentale per lo sviluppo della vita democratica nel nostro paese, portando attraverso il cinema la testimonianza di quelli che sono stati i valori della Resistenza e che hanno portato alla fondazione della Repubblica.

Un occhio lucido che non ha mai smesso di trasmettere passione e soprattutto di voler portare una chiave di lettura diversa della storia attraverso il cinema, potente strumento comunicativo che ha segnato indelebilmente la carriera di Lizzani non solo come regista, ma anche attraverso le numerose sceneggiature scritte, simbolo dell’impronta personale che desiderava dare alle sue opere. E’ stato anche Direttore del Festival di Venezia dal 1979 fino al 1982.

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