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12 Dec

Latina: morire a 26 anni per un’appendicite

Gianfranco Mingione
10 aprile 2013
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L’ambulanza deve essere chiamata per cose serie”. Morire a 26 anni è ingiusto ma è accaduto a Karin Dalla Senta, ventiseienne deceduta nell’ospedale di Latina a causa di un’appendicite scambiata per influenza. Una giovane donna, nel fiore degli anni, tolta alla sua famiglia e agli affetti più cari in modo tragico e beffardo. Secondo la denuncia presentata dai genitori Karin, da circa venti giorni, accusava forti dolori, e il suo medico di famiglia le aveva diagnosticato un’influenza da curare con antibiotici. Passano i giorni e i dolori continuano e s’intensificano e i genitori decidono, venerdì scorso, di contattare il 118 per richiedere l’intervento di un’ambulanza, negata dai medici perché “non è niente di grave e l’ambulanza deve essere chiamata per cose serie” (fonte: il Messaggero). Domenica scorsa, dopo  quattro ore di attesa su una barella con codice verde al Pronto Soccorso, le viene effettuata un’ecografia che mostra tutta la drammaticità della situazione: Karin non ha una banale influenza, ma una grave peritonite ,probabile conseguenza di un'appendicite trascurata. Operata d’urgenza, rimane ricoverata in rianimazione fino a che, lunedì sera, la situazione precipita nuovamente per concludersi con la sua morte martedì mattina. I familiari hanno presentato denuncia perché vogliono vederci chiaro e capire se ci siano eventuali negligenze e responsabilità del personale sanitario.

Un sistema in crisi perenne. Quanto accaduto a Latina è l’ennesima prova che il nostro sistema sanitario, benché viva di molteplici eccellenze territoriali, sta vivendo negli ultimi anni una dequalificazione pericolosa, fatta di reparti dimezzati o a rischio chiusura, mancanza di personale e liste d’attesa bloccate. A pagarne le conseguenze sono i cittadini-pazienti, che vivono sulla loro pelle il progressivo impoverimento dei servizi e la costante disapplicazione dell’articolo 32 della Costituzione che tutela e garantisce la salute come “diritto fondamentale dell’individuo”, con un occhio di riguardo verso “le cure gratuite agli indigenti”.

Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate”. Un avvertimento dantesco che i pazienti pontini conoscono molto bene, visto soprattutto quanto emerge dal “Rapporto 2011 sull’attività ospedaliera” dell’Agenzia di sanità pubblica, nel quale balza agli occhi il “dato di fuga” rimasto invariato rispetto al 2010: quasi 40 residenti ogni 100, nel territorio della Asl di Latina, optano per essere ricoverati altrove, a Roma in particolare (Bambino Gesù, Gemelli, Umberto I, Campus Biomedico etc. etc). I primi a mettere in guardia i cittadini pontini sono proprio i medici locali che raccomandano ai loro pazienti di andare all’ospedale solo in casi importanti.

A frequentare le corsie del Goretti e di molte strutture sanitarie nazionali si capisce quanto sia in crisi tale sistema, che dovrebbe essere uno dei più importanti del nostro Paese. La sanità regionale, in mano a una classe dirigente che s’infila nei Cda delle strutture, produce casi di corruzione (ricordate la famosa Lady Asl? Non è poi l’unica), taglia in maniera insensata servizi e personale, ergo non elimina sprechi, ma fa politiche che si abbattono come una scure sulla salute dei cittadini, spara le solite promesse da eterna campagna elettorale per poi non cambiare mai nulla se non in peggio.

[foto: www.ilmessaggero.it]

Gianfranco Mingione

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