Berlusconi vs Veltroni: faccia a faccia senza vincitore

Mentre quasi tutta l’Italia assisteva alla sfida tra Roma e Manchester, Rai 2 ha ben pensato di mandare in onda le prime due "conferenze stampa" dei due maggiori candidati alle elezioni del 13 e 14 aprile: alle 21 e alle 21.50 sono stati protagonisti il discorso di Berlusconi e quello di Veltroni.

I due candidati premier, in quello che alcuni osservatori hanno definito un "faccia dopo faccia", ironizzando sul mancato confronto diretto, hanno presentato i rispettivi programmi senza grandi novità.

Berlusconi e Veltroni si sono "confrontati" a distanza su temi come la precarietà, il caro vita, la vicenda Alitalia, l’emergenza rifiuti stuzzicati da alcuni giornalisti presenti in studio: Giuliana Del Bufalo, direttrice della Testata Servizi Parlamentari della Rai, Gianni Riotta, direttore del Tg1, Mauro Mazza, direttore del Tg2, e gli editorialisti de La Stampa, Marcello Sorgi, e del Sole-24 Ore Stefano Folli.

Nel presentare i programmi, i due leader si sono soffermati sulle priorità.

Berlusconi ha sottolineato che "non ci saranno ricette miracoliste. Applicheremo solo la ricetta liberale, con meno tasse su famiglie, imprese, lavoro per fare ripartire l’economia e fare rialzare il Paese messo in ginocchio dalla sinistra"; dopo aver indicato "il ritardo infrastrutturale, gli alti costi dell’energia, l’alta evasione fiscale" tra le criticità del sistema Italia, Berlusconi ha ribadito due interventi prioritari contro il carovita in caso di vittoria alle urne ("l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari") e ha lanciato la proposta di "adeguare al costo della vita le pensioni sotto i mille euro al mese".

Veltroni ha parlato invece di "intervenire sui prezzi per aumentare il potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni. Per la copertura finanziaria si potrebbero usare quattro miliardi di extra-gettito. Non intendiamo aumentare le rendite finanziarie ma puntiamo a mettere sullo stesso piano la tassazione sui conti correnti dei cittadini e certi benefit sulle stock option"; tra le priorità anche "stabilità di governo, forte innovazione, passaggio generazionale, lotta contro ogni forma di disuguaglianza, produrre ricchezza e distribuirla equamente".

Sul tema della precarità, Berlusconi ha sostenuto di non avvertire "l’allarme della sinistra che vede la precarietà come il male assoluto della nostra gioventù" mentre secondo Veltroni "la precarietà è il dramma più grande del Paese".

Berlusconi si è detto sicuro che il Pdl avrà la maggioranza al Senato, ma ha aperto alla possibilità, in caso di vittoria alle elezioni, di accordi con l’opposizione sulle riforme, ad esempio "dell’architettura istituzionale dello Stato e dell’ordinamento giudiziario"; per Veltroni, "questo paese non ha bisogno di un’altra transizione. Ha bisogno di un governo. Chi prende un voto in più governa. Sono contrario a grandi coalizioni. Ci si mette insieme solo per le regole del gioco, le riforme istituzionali bisognerà farle in ogni caso".

Su Alitalia Berlusconi ha rilanciato l’idea della cordata italiana e Veltroni ha sottolineato che si tratta di un problema che ha radici lontane.

Infine la questione relativa alle alleanze del Pdl e del Pd con i loro simili: se Berlusconi ha parlato di "porte aperte, anzi spalancate" all’Udc se volesse entrare nel Pdl, Veltroni ha criticato ancora la maggioranza eterogenea che sosteneva il governo Prodi ("non permetteva politiche riformiste"), e ha sottolineato "l’innovazione" della scelta del Pd di correre da solo.

In conclusione, non si può certo affermare che ci sia stato un vincitore nel duello a distanza tra Veltroni e Berlusconi che peraltro non sono quasi mai stati messi in difficoltà dai troppo compiacenti giornalisti in studio…

Stasera appuntamento con i discorsi di Renzo Rabellino dei No Euro e Stefano Montanari della lista Per il bene comune; giovedì 3 aprile sarà la volta di Marco Ferrando (Partito Comunista dei Lavoratori) e Stefano De Luca (Partito Liberale Italiano) mentre venerdì 4 aprile dei discorsi di Roberto Fiore di Forza Nuova e Daniela Santanchè de La Destra.