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15 Dec

Decreto Fare: tagliati 240 milioni alle Università

LaRedazione
25 luglio 2013
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Che l’approvazione del cosiddetto Decreto del Fare avrebbe creato problemi e polemiche era una previsione fin troppo facile. Tra veti incrociati, esigenze di bilancio e lo spettro ineludibile di una crisi che non accenna ad allentare la sua morsa, costringendo politici e istituzioni a fare i conti con le risorse economiche che (non) ci sono, non si poteva sperare che il passaggio della legge potesse essere indolore. Certo è che l’emendamento comparso quasi a sorpresa nella notte, a quanto pare all’insaputa dei rettori delle Università, è di quelli che fanno male e sui quali si aprirà un dibattito ulteriore.

Durante l’ultima discussione, infatti, al Decreto del Fare è stato aggiunto un emendamento, voluto dalla maggioranza, che ha tagliato 240 milioni di euro dal totale di quelli destinati alle Università più efficienti.
La risposta, immediata, è arrivata per bocca del Rettore dell’Università di Bologna Ivano Dionigi che, con una dichiarazione al quotidiano La Repubblica, non ha esitato a definire la scelta come sciagurata, lamentandosi del fatto che invece che prevedere fondi specifici che vadano giustamente a premiare i più meritevoli e capaci, vengono tolte risorse a tutto il sistema universitario. La soluzione? secondo Dionigi potrebbe essere quella di assegnare alle Università le quote destinate a premiare gli studenti migliori, obbligandole a spenderli per il diritto allo studio.

La comparsa dell’emendamento nell’occhio del ciclone è aggravata anche dal fatto di arrivare all’indomani della pubblicazione delle classifiche dell’Anvur (Agenzia Pubblica di Valutazione) che ha messo in fila proprio gli atenei più virtuosi. Il paradosso è che questa classifica era stata accompagnata dalla notizia di un innalzamento della quota dei fondi destinati alle Università più meritevoli, passata dal 13,5 al 20%, per un totale di circa 1,2 miliardi.

Peccato che, con l’emendamento approvato, proprio da questi miliardi saranno sottratti i 240 milioni il cui destino è quello di andare a finanziare la Fondazione per il merito. Una istituzione di carattere privato, istituita con la legge intitolata al precedente ministro Gelmini, che mira anche lei a promuovere il merito, ma quello degli studenti più meritevoli e in un’ottica più imprenditoriale, in collaborazione con il sistema industriale e, nel suo iniziale progetto, con una parte di fondi versati dagli imprenditori stessi.

Ad aggravare l’insofferenza per la decisione, c’è chi sottolinea che già è in atto un piano di tagli al Fondo di finanziamento ordinario all’Università, che negli ultimi tre anni ha portato le risorse destinate agli atenei da 7 a 6,3 miliardi.
Viste le veementi proteste da parte dei rettori e le perplessità espresse dall’opinione pubblica, si attende il passaggio della legge al senato, dove, come molte volte capita, specie sui punti più spinosi e dibattuti, potrebbe arrivare un ripensamento verso il contestato emendamento.

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