Fassino: no a Governo di larghe intese

Piero Fassino (Partito Democratico), è intervenuto questa mattina a Panorama del giorno, la rubrica di Maurizio Belpietro in onda all’interno di MattinoCinque, su Canale 5, dal lunedì al venerdì, alle ore 9.35 circa.

Di seguito, i momenti salienti dell’intervista:
Fassino: "grazie alla nascita del PD, la politica italiana si sta semplificando. Se altre forze vogliono venire con noi, le liste sono aperte. Le alleanze? II problema non è lasciar fuori qualcuno. Il problema è essere coerenti. Vorrei far notare che grazie al Partito democratico si sta compiendo una prima grande rivoluzione del sistema politico, lo  si sta  semplificando. E’ grazie alla nascita del Partito democratico che sta nascendo la Cosa rossa a Sinistra, che Berlusconi e Fini decidono di unirsi, che al Centro si riflette su come mettere in campo un processo di riaggregazione. Grazie alle iniziative del Partito democratico  potremo passare da un sistema parlamentare che aveva  trentanove partiti, ad un sistema politico in cui i partiti possono essere sei, sette, otto, come in tutti i paesi europei. Coerentemente a questo impianto abbiamo detto: noi andiamo alle elezioni con il  Partito democratico – il suo profilo, il suo programma – se altre  forze vogliono venire con noi, le nostre liste sono aperte ad un processo di ulteriore allargamento, poi di un’ulteriore integrazione aggregazione di tutte le forse per riformiste".

E ancora: "gli Alleati possono venire con noi in campagna elettorale mantenendo il loro simbolo. Purché sia chiaro che dopo le elezioni devono entrare nel gruppo parlamentare del Pd. Per venire con noi ci sono due possibilità. L’obiettivo è che queste forze siano dentro il Partito democratico. Possono scegliere di entrare subito con i loro candidati e possono anche decidere di venire con noi in campagna elettorale con il loro simbolo purché  sia chiaro che dopo le elezioni parteciperanno all’unico Gruppo parlamentare  che il Partito costituirà in Parlamento ed entreranno nel Partito democratico. Un unico Gruppo parlamentare sia alla camera che al Senato di cui  faranno parte coloro tutti coloro che sono stati eletti nelle liste del Partito democratico o delle forze che si sono alleate con il Pd. Quello che non vogliamo è dare vita nuovamente a delle coalizioni che si uniscono solo per prendere qualche voto in più e  poi il giorno dopo tornano nuovamente a frammentarsi in mille partiti e partitini.  La gente non lo accetta più".

Ma anche: "non si può pretendere di venire con noi avanzando proposte diverse o addirittura opposte alle nostre. Per quanto riguarda l’alleanza con Di Pietro,  è importante che siano chiari due punti: primo ci deve essere un’effettiva convergenza programmatica tra le forze che si alleano con il Partito democratico. Quindi se l’Italia dei valori si allea con noi è chiaro che  si deve condividere un programma insieme. Nessuno pone dei diktat, ma nessuno  può pretendere di venire con noi avanzando proposte diverse o addirittura radicalmente opposte alle nostre".

Poi un accenno al programma: "quest’anno proporremo un programma più concentrato rispetto alle 280 pagine della volta scorsa. Si farà sulla base dei due discorsi di Veltroni, quello di Torino quando ha annunciato la candidatura a Segretario del Partito democratico e quello di domenica scorsa a Spello. Lì c’è già l’intelaiatura di un programma che in questo ore stiamo sviluppando e lo  presenteremo sabato all’Assemblea costituente del Partito democratico che si riunirà a Roma. Quindi la prima condizione è una convergenza effettiva. Chi viene con noi, viene sulla base di una convergenza di natura programmatica che va affrontata in questi giorni. Secondo obiettivo è che l’approdo finale di chi viene con noi, sia l’ingresso nel Partito democratico. Può avvenire prima delle elezioni, e può avvenire dopo le elezioni. Su questo si possono avere modalità diverse, ma deve essere chiaro che l’approdo finale deve esser quello di stare tutti insieme in un grande unico Partito democratico perchè il nostro obiettivo è combattere la frammentazione politica e non riprodurre un sistema di partiti e partitini".

Infine la risposta di rito relativa alla governabilità dopo le elezioni: "abbiamo una legge elettorale, che io giudico pessima per tante ragioni, ma che ha una caratteristica: quella di avere un premio di maggioranza. Chi vince le elezioni ha un maggioranza certa: sia alla Camera che al Senato. La mia impressione è che se vince Berlusconi governerà Berlusconi, se vince Veltroni governerà Veltroni. Questo non esclude che in Parlamento, come si fa in tutte le democrazie moderne, ci potranno essere delle convergenze su questo o quel tema: a partire dalle riforme istituzionali. Una convergenza di tipo parlamentare. Non penso che ci saranno condizioni per cui si debba fare un governo di larghe intese. Chi vince le elezioni governerà”.