Ferrara: Aborto? No, grazie

Queste le parole di Giuliano Ferrara invitato da Giurato a spiegare le ragioni della moratoria: “l’aborto non è un diritto, è una violenza”.

Proprio mentre anche in Italia approda l’aborto farmacologico (la famigerata pillola RU486, ovvero la pillola abortiva che unita ad un altro farmaco blocca l’azione del progesterone, ormone necessario a mantenere la gravidanza, e provoca le contrazioni uterine, causando una sorta di aborto spontaneo), consentito entro le prime 9 settimane di gravidanza, il nostro moralizzatore ha deciso di correre da solo non per una crescita politica della nazione ma per una “crescita etica”.

Bando quindi all’anarchia morale professata da Berlusconi (il leader del PdL sostiene infatti che la moralità è una questione meramente personale.) e soprattutto al programma de La Sinistra l’Arcobaleno (che propone interventi affinché la legge 194 sia applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU 486 come tecnica non chirurgica di intervento che può essere scelta dalle donne), Ferrara sostiene la necessità di una regolamentazione della morale.

Il vero problema, afferma Ferrara, è che chi arriva all’aborto è vittima sicuramente di un forte disagio e bisognerebbe, quindi, mettere in atto una politica sociale a sostegno di queste donne e di queste situazioni per evitare di arrivare al gesto estremo dell’aborto.

Ma le donne a quanto pare non sono molto d’accordo e così ieri, 8 marzo, sono scese in piazza a Roma per difendere il diritto all’aborto: “a sentire i discorsi degli ultimi tempi sembra che alle donne interessi solo abortire, non è così, non siamo delle sconsiderate".

A pochi metri, in piazza Farnase, la manifestazione pro-life di Ferrara, una provocazione forte, il richiamo alla celebrazione della vita: l’obiettivo della campagna di Ferrara sarebbe di approdare alla Camera dei deputati (e non al senato) per tutelare la donna nel suo diritto di essere mamma, ma soprattutto per tutelare il concepito nei suoi diritti, il diritto alla sepoltura (la sepoltura del feto abortito obbligatoria),in primis nel diritto alla Vita.

Nella manifestazione pro-life Ferrara risponde così a Giorgio Napolitano che si è schierato nelle celebrazioni dell’otto marzo con le donne ed il loro diritto di autodeterminazione: "in un ispirato discorso maschile il capo dello stato invita a non ferire l’autonomia di decisione delle donne. Avrebbe dovuto aggiungere che la libertà delle donne non si realizza spingendole in braccio ai chirurghi negli ambulatori abortisti. Non sono le donne che rivendicano il principio di autodeterminazione, che noi non neghiamo, ma è il potere ideologico maschile che trova comodo l’aborto e che si è imposto in questi 30 anni. Una legge, quella sull’aborto che é nata come legge di tutela della maternità ma è stata tradita. In 30 anni ci sono state 1 miliardo di interruzioni di gravidanza e oggi i certificati di aborto vengono rilasciati come dei vaglia postali; questo non è buono". "Non dobbiamo rassegnarci", ha continuato, "all’idea che degli esseri umani siano considerati scarti o rifiuti ospedalieri, ma dobbiamo chiedere ed ottenere che questi esseri umani ‘scartati’ abbiano tutti un nome e la dignità di una cristiana sepoltura. Se passasse questo principio, gli aborti si dimezzerebbero il giorno stesso, perché nessuno abortirebbe sapendo che non si tratta di un ‘rifiuto ospedaliero’, ma di un essere umano".

Forte la risposta delle manifestazione femminista “prima le donne e poi i bambini” organizzata insieme al presidente del comitato per la famiglia Olimpia Tarzia che hanno fatto irruzione in pizza Farnese: "Ferrara,sei un pallone gonfiato e qualcuno ti sgonfierà. Come si permetti, nel giorno dell’8 marzo, di aprire la campagna elettorale con un messaggio contro l’aborto. Vuole, Ferrara, che si torni alle mammane?".

Si apre qui la secolare questione etico-morale: l’embrione è vita? Da sempre la commissione etico-scientifica cerca una risposta, dei parametri e dei tempi a partire dai quali il concepito può essere considerato “Vita”. Quando l’aborto è un omicidio e quando è invece un diritto? Alle coscienze l’arduo giudizio.