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14 Dec

Fumata bianca: rieletto Giorgio Napolitano

Gianfranco Mingione
20 aprile 2013
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Marini si, Marini no. Eleggere un presidente della repubblica non è cosa da tutti i giorni, è un evento che accade ogni sette anni; un evento come sempre preceduto da voci di corridoio e pre accordi che, spesso, saltano in aula alla prima votazione. Come è accaduto anche in questo caso, in cui è affondato al primo scrutinio l’accordo cercato dal segretario Pd Bersani con il Pdl. Un accordo fatto sul nome di Franco Marini, ex sindacalista DC che oggi siede tra le fila dei democratici, bocciato con 521 voti, molti meno dei 550 sperati da Bersani e lontani dai 672 voti necessari per l’elezione nelle prime tre chiamate. In molti nel PD, soprattutto nella base, non comprendono l’accordo del segretario con il PdL, e Marini viene visto come un uomo frutto dell’inciucio, caldeggiato da Berlusconi. In aula i renziani non approvano e spingono il nome dell’ex sindaco torinese Chiamparino che ottiene 41 voti. La seconda votazione pomeridiana si conclude con un nulla di fatto, con il PD spaccato sui nomi, il PdL che continua a spingere il nome di Marini e i Grillini e SeL compatti per Stefano Rodotà, ex garante della Privacy, che tocca quota 230 voti.

Romano Prodi presidente? Si! Anzi no… Succede di tutto nella giornata di venerdì. Il Pd, eternamente diviso in mille correnti, produce l’ennesima brutta figura, proponendo e non facendo eleggere alla terza votazione il suo secondo candidato, Romano Prodi. Il professore, per opera di 101 franchi tiratori, si ferma a quota 395 voti, ben al di sotto della soglia prevista. Un vero smacco per Bersani che, durante l’incontro con i gandi elettori, avvenuto la sera stessa, dopo la quarta votazione del pomeriggio andata “in bianco”, getta la spugna e ammette il tradimento dei suoi, affermando che “uno su quattro è un traditore”. Rincara poi la dose con le sue dimissioni: “Per me è troppo. Consegno all'assemblea le mie dimissioni. Operative da un minuto dopo l'elezione del Presidente della Repubblica”.

Re Giorgio accetta il reincarico per il bene del Paese. Nel pomeriggio di oggi, vista la complicata situazione politica, Re Giorgio accetta la proposta di reincarico formulata da PD, PdL e Scelta Civica. Il presidente scioglie la riserva alle 15, comunicando la sua disponibilità vincolata: “Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un'assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità”. Una soluzione che non piace a tutti, come a Barca, che scrive su Twitter: “Incomprensibile che il PD non appoggi Stefano Rodotà o non proponga Emma Bonino”.

“A mali estremi, estremi rimedi”. SeL e i 5 Stelle non ci stanno proprio, spingono per Rodotà, nome al di fuori di quelli nominati nei salotti della politica, che piace anche alla base della sinistra. Grillo intanto lancia i suoi anatemi contro la rielezione e la prospettiva politica che si sta delineando: “Quattro persone, Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti”. Il comico chiama a raccolta il popolo italiano in Piazza Montecitorio per le 19,30, ora probabile della proclamzione dei risultati e della rielezione del presidente.

Habemus presidente. Sta di fatto che il regno di Napolitano prosegue, con la sua rielezione avvenuta al sesto scrutinio. A votarlo PD, PdL e Scelta Civica con 738 voti. A quasi 88 anni è il primo capo dello Stato ad essere rieletto ancora in carica, oltre ad essere il primo a provenire dal Partito Comunista Italiano. Da sabato 20 aprile è anche il primo presidente rieletto nella storia repubblicana.

Riuscirà a tenere unito il Paese? Da oggi, piaccia o non piaccia, è lui il nostro presidente. Certo, se qualcuno sperava di vedere un cambiamento radicale allo scranno più alto dela Repubblica, dovrà aspettare ancora altri sette anni. Le alchimie della politica ancora non sono riuscite a produrre l’Obama italiano. Chissà poi se ce ne vorranno quattordici di anni per vedere eletta come prima cittadina italiana una donna, magari in gamba, con meno di sessant'anni e un curriculum di tutto rispetto. Speriamo che i nostri nipoti riescano a vedere questo storico traguardo. La nostra generazione inizia oramai a dubitare di farcela…

Tanti auguri di buon lavoro Presidente Napolitano. Non dimentichi che lì fuori, oltre le vetrate del suo nuovo ufficio al Quirinale, dietro gli steccati di false e spesso mal interpretate ideologie, c’è un popolo fatto anche di tanti disoccupati e lavoratori in crisi, desideroso di cambiamenti reali e significativi in grado di migliorare radicalmente la nostra società. Cambiamenti che devono partire proprio dalla vostra, impertinente casta politica. Ottima cosa sarebbe iniziare questa nuova stagione del suo secondo settennato col ridursi lo stipendio, oltre a promuovere anche la riduzione di quello dei suoi colleghi parlamentari. Sarebbe un ottima ripartenza, un segnale che il "palazzo" non è più una Versailles ma la vera casa degli italiani.

Buon lavoro presidente!

Gianfranco Mingione

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