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17 Dec

E’ morto il ‘Divo’: Giulio Andreotti

Michele Antonelli - 6 maggio 2013
6 maggio 2013
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Giulio Andreotti è morto stamattina, alle 12.25, nella sua casa romana, al civico 326 di Corso Vittorio Emanuele. Aveva 94 anni.

Davanti casa, una folla di giornalisti e fotografi testimoniano il cordoglio e da ore raccolgono le reazioni e i commenti di tutti i rappresentanti di ogni schieramento politico.

Commenti affettuosi, addolorati e stretti intorno all’ex senatore a vita, come quello di Pier Ferdinando Casini: “Giulio Andreotti è stato la Democrazia Cristiana, pur non essendo stato mai stato segretario della Democrazia Cristiana. E’ stato la politica: ha condensato il bene e il male. E’ stato una personalità straordinaria, un grande statista internazionale conosciuto in tutto il mondo che credeva nelle istituzioni. Un cattolico vero”.

Commenti ben più distanti e critici, verso una figura politica alquanto controversa, vengono invece da figure come Antonio Ingroia: “Con la morte di Andreotti se ne va un protagonista, più spesso negativo che positivo, della storia italiana degli ultimi 70 anni. Si chiude una pagina della storia contrassegnata da due simboli opposti: Agnese Borsellino con la sua richiesta allo Stato di verità e di giustizia, rimasta inappagata, e Andreotti con il suo pragmatismo cinico che, in nome delle ragioni della politica e della ragion di Stato, giunse a stringere accordi con la mafia. Andreotti, con le sue tante ombre e poche luci, è morto, l'andreottismo sicuramente no”.

Nel bene e nel male, insomma, un Divo (come Sorrentino aveva ben definito nel film del 2008 e per il quale aveva ricevuto critiche tutt’altro che velate dallo stesso protagonista).

E se oggi unirsi ai cinguettii politicamente scorretti dei social è troppo semplice, ancor più semplice sembra essere, dopo ogni dipartita, erigere personaggi quantomeno ambigui ad highlander di rettitudine e moralità.

Michele Antonelli

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