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12 Dec

Napolitano giura commosso dinanzi alle Camere

Gianfranco Mingione
22 aprile 2013
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Giuramento del primato. Il presidente Napolitano di nuovo dinanzi alle Camere per prestare il suo giuramento dei record: primo capo dello stato ad essere rieletto per un secondo mandato, il quarto per numero di votanti. Un grande applauso ha accolto il suo ingresso in aula. Emozionante, come sempre, il giuramento pronunciato davanti a deputati e senatori, con la fatidica frase: “giuro di essere fedele alla Repubblica e di rispettarne la Costituzione”.

Il suo discorso contiene severi moniti, è un appello all’unità e al dialogo. Non perde tempo Napolitano nel ricordare il perché egli abbia accettato di rimanere, rompendo la promessa di non accettare il reincarico: “Non prevedevo la rielezione, è un fatto legittimo ma eccezionale. Bisognava offrire al mondo un'immagine di fiducia e di coesione nazionale. Per questo non potevo declinare, ero preoccupato per le sorti del Paese”.

Il duro monito contro la cattiva politica. Molti gli applausi che lo interrompono, soprattutto per le parole che richiamano al senso di unità e confronto, che deve esserci in un momento difficile come quello che sta attraversando il nostro Paese. Il suo discorso cela le difficoltà di chi, pur non volendo rimanere per rispettare anche una consuetudine mai violata, sente il peso degli anni, la stanchezza di una vita intensa passata tra gli scranni della politica. Non assolve nessuno, in primis i partiti, per aver mancato di affrontare il tema delle riforme istituzionali, o ancora la mancata riforma della ben nota legge elettorale, che ha poi prodotto la mancanza di governance di questi ultimi anni: “La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell'abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare”.

Il presidente è chiaro: un governo subito. In fondo ha accettato per questo, per il vuoto governativo che non si riesce a colmare e per i dissidi che attraversano diversi partiti (in ultimo quello del PD, dai contenuti a dir poco tragicomici). E in merito a questo tema, cruciale, lancia il monito più forte del suo lungo discorso: “Se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al Paese”. Della serie: datevi una mossa e formate un governo stabile, che abbia la fiducia delle Camere, e che possa governare in nome e per conto della crisi che attanaglia il Paese. Un governo di larghe intese? Un punto di partenza è il lavoro fatto dai cosiddetti “saggi”, nominati dal presidente prima dell’elezione, che hanno prodotto “documenti di cui non si può negare, se non per gusto di polemica intellettuale, la serietà e concretezza”.

Napolitano ha ricordato che nessun gruppo ha la forza per governare. Ergo, serve uno sforzo che porti, al più presto, verso la formazione di un governo basato imprescindibilmente su intese tra diverse forze politiche. Cosa partorirà la politica?

Lo vedremo entro venerdì. Intanto, ben ritrovato Presidente Napolitano!

[foto: ChinellatoPhoto / Shutterstock.com]

Gianfranco Mingione

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