Par condicio, la Rai si difende da Berlusconi

A due settimane dalle elezioni politiche, Silvio Berlusconi solleva un polverone relativo alla presunta violazione della par condicio da parte della Rai che si sarebbe schierata, secondo il leader del Pdl, dalla parte di Veltroni.

Il tutto è nato dalla decisione di Walter Veltroni di non andare a Porta a Porta da Bruno Vespa, impedendo di fatto anche a Berlusconi di partecipare; "la decisione di Veltroni", ha detto Berlusconi, "è di una violenza inaccettabile e gli italiani devono sapere che la Rai è ancora in mano alla sinistra che la domina come e quando vuole. La par condicio non c’entra niente, c’entra un atto violento da parte di Veltroni".

Immediata la replica del direttore generale della Rai Cappon: "noi non entriamo nelle questioni politiche. La Rai deve garantire un terreno neutrale. Ci  sono delle regole. Noi siamo stati anche richiamati dalla Authority al rispetto di queste regole. E abbiamo ritenuto che, soprattutto per gli esponenti di maggior rilievo, dovesse esserci una rappresentazione paritaria delle posizioni".

Vespa a sua volta prende le distanze: "non condivido il principio che un’assenza volontaria ne possa determinare un’altra. Ma mi è arrivata una lettera, molto cortese, ma anche  assai esplicita. Non si può dunque attribuirmi in alcun modo la decisione finale".

Intanto la Rai, a fronte della bagarre scatenata da Berlusconi, si difende rendendo noti i risultati dell’Osservatorio di Pavia sulla par condicio relativi al periodo dall’11 al 25 marzo.

Le liste che indicano come premier Silvio Berlusconi o Walter Veltroni hanno avuto un quasi identico spazio nei 3 Tg, con il 33,2% e il 33,3%; le liste di Fausto Bertinotti e Pierferdinando Casini hanno avuto il 9,7%, la lista di Enrico Boselli l’1,6%, la lista di Daniela Santaché il 2,4%, mentre le liste degli altri candidati premier il 4,2%.

Per la Rai sono "positivi riscontri per l’informazione Rai dai dati sul pluralismo politico elaborati dall’Osservatorio di Pavia relativi al periodo 11/25 marzo, cioè dal momento in cui sono state presentate le liste elettorali e ufficializzati i nomi dei candidati premier di riferimento".

Quanto alle trasmissioni di approfondimento e di comunicazione politica, che "proprio per le loro caratteristiche e la loro programmazione realizzano un equilibrio su tempi più lunghi, hanno riservato alla voce dei protagonisti della consultazione elettorale circa 24 ore in queste due settimane e molto di più è previsto nelle prossime. Per quanto riguarda i telegiornali, le dichiarazioni in voce hanno avuto 291 minuti e 35 secondi".

Polemica chiusa?