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18 Dec

Pensioni: si cambia di nuovo?

Gianfranco Mingione - 19 maggio 2013
Gianfranco Mingione
19 maggio 2013
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Abbassare l’età del pensionamento? In molti ringrazierebbero, soprattutto coloro i quali vivono sulla loro pelle gli effetti amari della riforma Fornero. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini parla di una possibile riforma previdenziale, che abbassi l'età per l'ingresso alla pensione a 62 anni e 35 anni di servizio. Il tutto però concesso con un sistema di penalizzazioni dell’assegno mensile (non oltre l’8% dell’importo), per chi esca dal lavoro prima dei 66 anni fissati dalla legge Fornero. Previsti incentivi, ovvero un assegno mensile più alto, per chi decide di uscire più tardi dal mondo del lavoro, tra i 66 e i 70 anni.

Come si andrebbe in pensione? Una proposta che ricalca quella dell’ex ministro del Lavoro nel secondo governo Prodi, Cesare Damiano, oggi presidente della Commissione lavoro della Camera. Lo schema prevede una serie di incentivi e penalizzazioni, fermi restando i 35 anni di servizio, sull'assegno mensile.
Le penalizzazioni interessano chi esce prima e, nello specifico, sono: a 62 anni una penalizzazione dell’8%; a 63 del 6%; a 64 del 4%; a 65 del 2%. Per chi riesce ad andare in pensione a 66 anni, come previsto dall’attuale riforma, c’è la pensione piena.
Gli incentivi riguardano invece chi decide di rimanere qualche anno in più: a 67 anni +2%; a 68 anni +4%; a 69 anni +6%; a 70 anni +8%. Un aumento del +2% per ogni anno in più di permanenza al lavoro.

Non resta che vedere se, e come accoglierà il Parlamento, e il governo delle larghe intese, una proposta del genere. Riuscirà la politica a migliorare e a favorire il ricambio generazionale anche attraverso una nuova riforma previdenziale? I vecchi, e i giovani, attendono.

Gianfranco Mingione

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