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16 Dec

Santiago di Compostela: il macchinista dirà la verità?

Gianfranco Mingione - 28 luglio 2013
Gianfranco Mingione
28 luglio 2013
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Sono passati cinque giorni da quel tragico mercoledì sera, quando il treno ad alta velocità proveniente da Madrid si è letteralmente accartocciato su se stesso in una curva a tre chilometri dalla stazione di Santiago di Compostela. La causa è l’altà velocità: il treno Alvia S730, che raggiunge punte di 240 chilometri orari, era diretto a 190 chilometri anziché gli 80 consentiti.

Una vita spenta troppo in fretta! Nell’incidente ha perso la vita l’unico italiano, il giovane di 25 anni Dario Lombardo. Di lui non si avevano più notizie da mercoledì scorso ma si è sperato, fino all’ultimo, che non fosse nella lista delle 79 vittime ma in quella degli oltre 140 feriti, tra cui c’è ne sono 32 ancora in pericolo di vita. Nel suo paese d’origine, Forza d’Agrò, in provincia di Messina, si è sperato fino all’ultimo, nonostante si sapesse che Dario era in vacanza in Galizia con un gruppo di amici. Dal sindaco al Don del paese, ai genitori partiti dalla Germania per trovarlo, dagli amici ai conoscenti, tutti lo ricordano come un ragazzo sorridente, pieno di vita, di progetti come quello ricordato dal sindaco che proprio Dario aveva realizzato: una serie di progetti comunitari volti a creare degli scambi giovanili proprio con la città di Santiago.

Il macchinista dirà la verità? Intanto si fa sempre più critica la posizione del macchinista Francisco José Garzon Amo, accusato di omicidio colposo plurimo per aver condotto il treno ad una velocità oltre il doppio di quella consentita. Dimesso dall’ospedale e poi  in stato di fermo in una stazione di polizia, è stato scarcerato ieri sera dal giudice istruttore Luis Alaez, sebbene in attesa del processo gli sia stato ritirato il passaporto, imposto l’obbligo di firma ogni settimana e l’interdizione alla guida. Come riporta il quotidiano la Repubblica: “L’uomo è apparso ansioso e cupo, con le manette ai polsi e le dita delle mani incrociate per scaricare la tensione. Lo sguardo nascosto da occhiali da sole scuri e una vistosa cicatrice sulla fronte“. L’accusa formulata nei confronti del conducente, secondo quanto affermato dal ministro della Giustizia spagnolo, Fernandez Diaz, si basa su “elementi razionali che ci portano a pensare che il conducente possa avere eventuali responsabilità”.
Come spiega Ricard Riol, ingegnere delle opere pubbliche e Presidente dell’Associazione per la promozione del Trasporto pubblico, ad Euronews, c’è molto da fare sul versante della sicurezza: “Su questa linea, i treni che accedono a Santiago di Compostela non sono sorvegliati in permanenza dal sistema di segnalazione (…) E’ un sistema automatico che controlla il treno soltanto quando passa di fronte a sensori sulla via ferrata, mentre in una linea ad alta velocità il sistema è monitorato in permanenza via radio da una centrale di controllo in modo che la velocità massima sia sempre inferiore a quella consentita” (fonte: Euronews).

Il lutto nazionale prosegue e la speranza è che si faccia presto luce su questa tragedia e che tali eventi non accadano più. Stasera, alle ore 19, nella Cattedrale barocca di Santiago, avranno luogo i funerali solenni delle vittime, alla presenza del premier spagnolo Mariano Rajoy.

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