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17 Dec

Santiago, tragedia ferroviaria: 190 motivi per definirlo un idiota

Gianfranco Mingione - 26 luglio 2013
Gianfranco Mingione
26 luglio 2013
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Santiago di Compostela, due giorni dopo. Un incidente così grave, la sera del 24 luglio 2013, alle ore 20.42, quando un treno ad alta velocità con 220 persone a bordo, proveniente da Madrid, deraglia e causa la morte di 80 persone e  oltre 140 feriti. Un incidente alla vigilia del ponte  del “Giorno della Galizia” e della notte in cui Santiago di Compostela è in festa. Le celebrazioni, com’è ovvio, sono state sospese. La linea ad alta velocità, ancora non in funzione, è stata inaugurata nel 2011 e la curva arriva dopo 80 chilometri di linea retta.

190 motivi per definirlo un idiota. Uno dei macchinisti sopravvisuti all’incidente, Francisco José Garzon Amo, già sottoposto al test dell’etilometro che ha dato risultato negativo, ha affermato che il treno viaggiava ad una velocià di 190 chilometri orari, anziché gli 80 consentiti in quel tratto: “Viaggiavamo a 190 chilometri orari in un tratto in cui il limite era di 80. Forse avevamo persino superato i 200. Spero che non ci siano morti, li avrei sulla coscienza”. Già nel giorno dell’inaugurazione un trenò sbandò proprio in curva ma ciò non toglie che, a guidare il treno, non sia una macchina ma dei macchinisti che, in questo tragico incidente, hanno una responsabilità ancor più grande, proprio per le dichiarazioni che lo stesso Garzon faceva sul web, amante delle alte velocità, con ben 30 anni di servizio sulle spalle, e da un anno in servizio sulla linea Madrid-Ferrol. Sul suo profilo Facebook, ora oscurato, fino a ieri mattina compariva l’immagine di un contachilometri fermo ai 200 all’ora: “Se ti becca la guardia civile ti tolgono tutti i punti”. E la risposta di Garzon è ancor più intelligente, si fa per dire: “Sono nei limiti. In ogni caso, sarebbe una goduria sfrecciare accanto agli sbirri e far saltare per aria il radar”. Non c’è che dire, la passione e la professionalità al comando!

Le domande sono semplici, sempre le stesse: perché chi occupa ruoli così importanti gioca con le vite delle persone per poi piangere come il coccodrillo dopo aver mangiato le uova dei suoi piccoli? Che senso ha sperare di non avere dei morti sulla coscienza se non si lavora con professionalità ma si pensa di guidare un giocattolo? Il dietro le quinte di un’altra tragedia, di un altro errore umano spiegabilissimo come quelle forti immagini raccontano. E di un’altra infausta progenie di comandanti pieni di macchia e senza onore. Proprio come alla nostra Elba di un anno fa. 190 motivi per definirlo un idiota. Tanti quanti quelli che hanno ucciso donne, bambini, uomini, pellegrini diretti ad una festa dove hanno trovato la morte.

[foto: www.lettera43.it]

 

 

 

 

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