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Tragedia di Santiago: il macchinista parlava al telefono a 192 Km/h!

LaRedazione - 31 luglio 2013
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31 luglio 2013
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Le prime analisi effettuate nel corso delle indagini sull’incidente ferroviario della settimana scorsa a Santiago de Compostela, nel quale hanno perso la vita 79 persone tra le 218 che si trovavano in quel momento a bordo del treno, stanno inguaiando sempre di più la posizione del macchinista Francisco José Garzon Amo. L’esame delle scatole nere del treno ha rivelato che il convoglio, al momento dell’incidente stava viaggiando ad una velocità di 152 chilometri orari, ben oltre quanto consentito su quel tratto di linea, e che il conducente ha azionato il sistema di frenata solo pochi attimi prima del terribile impatto. Inoltre nello stesso momento il macchinista, Francisco José Garzon Amo, era impegnato in una telefonata con un controllore della compagnia ferroviaria, utilizzando il telefono di servizio che si trova nella cabina di guida.

Da quanto si riesce a capire dalle parole che i due si stavano scambiando al telefono e dai suoni di sottofondo provenienti dalla cabina di guida del treno, si fa largo l’ipotesi che Francisco José Garzon Amo, stesse consultando un documento, forse un piano di viaggio. Questi dati, che sono stati comunicati dal tribunale della città spagnola, contrastano con le ammissioni di distrazione al momento dell’incidente, che lo stesso Francisco José Garzon Amo aveva fatto rispondendo alle domande degli inquirenti. Le accuse che le autorità hanno contestato al macchinista sono quelle di omicidio multiplo e di negligenza nel corso del servizio. A Francisco José Garzon Amo è stato permesso di lasciare il carcere, ed usufruire del regime di libertà vigilata, ma sono stati sottratti i documenti di identità tra cui il passaporto ed è stato istituito per lui l’obbligo di firma presso la locale stazione di polizia.

L’esame delle scatole nere del treno è stato condotto da un gruppo composto sia da esperti della polizia scientifica, che da tecnici della Renfe, la compagnia ferroviaria proprietaria del treno coinvolto nell’incidente, oltre che da investigatori del tribunale galiziano e da incaricati del ministero dei Trasporti spagnolo. Il treno a causa della elevatissima velocità a cui procedeva, in un tratto con il limite fissato a 80 chilometri orari, è sbandato, andando a colpire un muro di cemento che si trovava di fianco ai binari, con alcune carrozze che dopo l’urto sono state anche avvolte dalle fiamme. Dopo una settimana dalla tragedia, che ha colpito la Spagna intera, negli ospedali della zona risultano ricoverate ancora 66 feriti, e per molti di loro le condizioni restano ancora critiche. Nello stesso tempo non si attenuano le polemiche, nate subito dopo l’incidente, e relative ai soccorsi, che secondo alcune fonti sono risultati tardivi ed anche non ben coordinati tra loro.

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