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14 Dec

Berlusconi e la restituzione dell’Imu, tre motivi per cui è difficile che avvenga

4 febbraio 2013
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Dopo che Giulio Tremonti aveva lanciato la bomba qualche settimana fa e qualche associazione dei consumatori aveva preso la palla al balso lanciando campagne e sottoscrizioni varie, Silvio Berlusconi ha fatto sapere che se sarà eletto la prima cosa che farà, durante il primo consiglio dei Ministri, sarà la restituzione agli italiani dei soldi pagati per l'Imu.

Oltre le varie reazioi all'annuncio, siamo proprio certi che le parole di Berlusconi non siano solo promesse elettorali? Dove prenderebbe l'ex premier i soldi per restituire l'Imu senza gravare ulteriormente sugli italiani?

Partiamo da un dato di fatto: Berlusconi si è impegnato a restituire 3,7 miliardi di euro di Imu pagata lo scorso anno e ad abolire l'Imu sulla prima casa per questo 2013 ma da dove prenderà fuori qesti soldi è un mistero visto che l'ammontare è pari a circa mezzo punto di Pil e, soprattutto, l'Italia deve raggiungere un pareggio di bilancio che allo stato attuale rischia di non raggiungere. In più le parole di Berlusconi contrastano apertamente con quelle di Giulio Tremonti, suo compagno elettorale, secondo cui ci si deve preparare ad una manovra di 14 miliardi che va ad escludere qualsiasi "rimborso".

Berlusconi ha poi annunciato generici tagli alla spesa pubblica sostenendo che anche in questo modo si potranno trovare i fondi per restituire l'Imu: da dove taglierà se taglierà davvero? Quelli che devono preoccuparsi sono soprattutto i Comuni visto che il taglio non ricadrà, se effettuato, tanto sullo Stato centrale quanto sulle porzioni che lo comprendono e che a fronte di un improbabile rimborso Imu saranno costretti a tagliare altrove e/o ad aumentare tasse.

Basta ricordate che nel 2008 Berlusconi tolse l'Ici ma, per far fronte alla carenza di soldi, dovette introdurre un ticket per gli esami di diagnostica e portò gli enti locali al taglio dei trasporti locali.

L'ultima carta tirata fuori da Berlusconi è stato il patto fiscale con la Svizzera che permetterebbe all'Italia di fare cassa grazie all'entrata di 15 miliardi ma che è sempre più lontano perché violerebbe gli schemi Ocse così come chiesto dall'Italia che punta sull'anonimato e sul segreto bancario mentre la Svizzera non vuole cedere. Un patto che non ha radici in questo momento e che difficilmente ne avrà in un mese di vita di un ipotetico governo.

Ricordiamo ad onor di cronaca che nel 2011 l'Ue chiese all'Italia di allinearsi al resto d'Europa anche per quel che riguardava la tassa sulla proprietà e Tremonti, allora ministro dell'Economia, rispose che la mossa sarebbe stata possibile e che nelle casse statali sarebbero entrati circa 3 miliardi. Al momento di discutere (anche) sulla tassa di proprietà, Berlusconi si dimise e passò la palla a Monti che introdusse l'Imu, con il benestare proprio del centrodestra.

La restituzione dell'Imu e l'abolizione sembrano dunque essere, ad oggi, uno specchietto per le allodole (non del tutto impossibile ma di certo non fattibile nel primo mese di fgoverno e, forse, neanche entro il primo anno!) e se è vero che Berlusconi si impegnerà a mantenere le promesse è anche vero che da una parte si metterà e dall'altra si toglierà per una necessaria legge di compensazione di cui l'Italia, oggi, ha per forza bisogno.

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