Cambiare cognome contro la depressione

Sono sempre più gli italiani che ogni anno ricorrono alla possibilità, stabilita per legge (Dpr 396/2000), di cambiare il proprio cognome.

Stando ai dati ufficiali, sono 1.400 le richieste che ogni anno arrivano al Ministero dell’Interno per modificare anche solo leggermente il proprio cognome ed evitare così imbarazzi e anche, nei casi più gravi, depressione.

In un’intervista rilasciata all’AdnKronos, lo psichiatra Massimo Di Giannantonio spiega che "a ogni persona che arriva a prendere provvedimenti concreti per placare il malessere, ne corrispondono tre che al contrario si chiudono in depressione. Una vera e propria depressione da cognome".

Questo perchè "il fenomeno è riconducibile a una grave lesione narcisistica del nostro ideale dell’io: noi tutti abbiamo vissuto un processo psicologico che ci ha portato a formare la nostra identità, ma se tale meccanismo è stato accostato per anni a un nome che mette in ridicolo, che falsifica in apparenza il modo in cui noi pensiamo di essere, il nostro valore, si possono creare due tipi di problemi. Uno intrapsichico, cioè quello che consiste nella critica che noi stessi ci facciamo, spesso considerandoci colpevoli di portare un cognome che frustra le nostre ambizioni. E uno interpersonale, l’idea cioè di essere presi in giro, svalutati dall’ambiente sociale sia stretto che allargato, e la sofferenza che ne consegue".

E il dato anagrafico, quando genera conflitti interiori, può portare anche "il progressivo abbassamento del tono dell’umore, disforia, aggressività diretta a sé stessi e anche agli altri".

Ma varrà proprio la pena mettere in discussione le proprie origini solo per un cognome che non ci piace?