La musica è come il doping?

All’ultima maratona di New York è stato proibito agli atleti in gara l’uso di lettori mp3, Ipod, o di qualsiasi altro dispositivo che permetta di ascoltare musica, pena la squalifica.

Quale la spiegazione di questa assurda regola? Chi fa sport la può intuire -anche se nella maggior parte dei casi non la condivide- così come chi è andato, almeno una volta a correre un po’ al parco, infilandosi, oltre alle scarpe adatte, un lettore mp3 in tasca.

Quel sollievo dalla fatica e dallo stress, che porta ad una maggiore concentrazione sulla prestazione fisica, non è più una semplice "sensazione", ma un processo fisico dimostrato dagli scienziati -modulazione del livello di dopamina, "l’ormone del benessere"- tanto da farli arrivare a paragonare la musica, per i suoi effetti, al doping.

Ma se è vero che nelle proprietà musicali, quali ritmo, melodia, armonia, si può riconoscere, come sostiene Luisa Lopez, della Fondazione Mariani, "la capacità di modulare e armonizzare l’attività fisica", altrettano vero è che queste proprietà, come tutti sappiamo per esperienza soggetiva, influiscono sulle nostre emozioni, sui nostri sentimenti, spesso legati a ricordi più o meno piacevoli.

Rimane dunque difficile comprendere come la musica possa agire sul nostro fisico, alterando, allo stesso modo di una sostanza dopante, le capacità individuali e migliorando così le prestazioni.