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11 Dec

Nuova Zelanda, 37enne chiede asilo per cambiamento climatico

LaRedazione
17 ottobre 2013
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Quello dei cambiamenti climatici, del riscaldamento globale e degli effetti che questi fenomeni potranno avere sul pianeta Terra e sulla vita dei suoi abitanti da qui a qualche decennio, è un argomento di cui ormai si discute già da molte tempo, ma per il quale si stenta a trovare soluzioni efficaci.

Un anticipo delle problematiche che potranno presentarsi in merito è arrivato però dal continente oceanico, dalla richiesta di un cittadino di Kiribati, una delle nazioni-atollo nell’Oceano Pacifico, circa centomila abitanti in tutto.

Ioane Teitiota, questo il nome del particolare querelante, ha chiesto ufficialmente asilo alla Nuova Zelanda, a causa dei cambiamenti climatici che stanno insidiando la vita sua e dei suoi concittadini a Kiribati. L’uomo, trentasette anni, ha fatto presente come l’innalzamento dei mari dovuto al riscaldamento globale rappresenti una minaccia troppo grave per continuare a vivere a Kiribati, e al di là delle minacce di allagamento e di erosione delle spiagge, le conseguenze più dirette potrebbero riguardare la contaminazione delle riserve di acqua potabile, e l’invasione delle zone dedicate al raccolto, e dunque alla produzione del sostentamento locale.

Troppo per continuare a vivere tranquilli nella piccola isola, e dunque, non essendo responsabile di quanto sta accadendo, Teitiota ha chiesto rifugio alla più grande e sicura Nuova Zelanda, che non subirà di certo a breve tempo le insidie dovute alle più immediate conseguenze dei cambiamenti climatici nel mondo.

Una bella gatta da pelare per l’Alta Corte di Auckland, considerato poi che in realtà il trentasettenne e la sua famiglia vivono già da sei anni in Nuova Zelanda, ed avevano già fatto ricorso al tribunale dell’immigrazione locale, per richiedere il riconoscimento della cittadinanza.

L’ufficio immigrazione aveva però respinto la richiesta di Teitiota, che aveva illustrato come fosse per lui troppo pericoloso tornare a Kiribati a causa dell’innalzamento dei mari, visto che le sue motivazioni, purché ritenute ‘genuine’, non possano costituire motivazione seria per ottenere la cittadinanza neozelandese, visto che le minacce dovute ai mutamenti climatici non erano legalmente riconoscibili come quelle dovute, e solitamente accettate in casi di questo tipo, alla persecuzione politica e sociale.

L’avvocato di Teitiota, Michael Kidd, si è detto però sicuro che il ricorso del suo assistito andrà a segno, visto che le convenzioni sull’accoglienza per profughi e rifugiati risultano essere ormai obsolete, e vadano cambiate soprattutto alla luce della particolare situazione che le tante isole-stato del Pacifico si trovano, e soprattutto si troveranno nei prossimi anni, a vivere: l’innalzamento degli oceani va considerata come una minaccia concreta per i cittadini di questi luoghi, e gli stati limitrofi devono attivarsi per garantire loro le minime condizioni di sicurezza.

 

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