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11 Dec

Il referendum contro gli stipendi dei parlamentari è anticostituzionale e non si farà

18 luglio 2012
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Sono molti gli italiani che in questa calda estate 2012 sono stati invitati ad andare a firmare per un referendum indetto dall'Unione Popolare per abrogare la “disposizione di cui all’2 della legge 1265, n. 1261″ ovvero abolire la “diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma” dei parlamentari.

In pratica l'abolizione della diaria pari a 3500 euro che incassa il parlamentare che vive a Roma o che è costretto a vivere a Roma per assolvere ai suoi doveri.

La scadenza per la raccolta delle firme è fissata al 27 luglio ma a ben guardare il referendum non ha molto senso e nelle ultime ore sul gruppo Facebook del comitato promotore si è scatenata una bagarre di cui è impossibile non tenere conto.

Partiamo infatti dal fatto che la legge non ammette consultazioni referendarie l'anno prima delle elezioni politiche e calcolando che nel 2013 nel nostro Paese si voterà al 100% nel caso in cui si raggiungesse il numero di firme necessarie il tutto sarebbe rimandato al post-elezioni 2013 e quindi presumibilmente al 2014, calcolando le tempistiche legate alle verifiche della costituzionalità dello stesso quesito.

Inoltre esiste già una l'idea, inserita in un decreto legge di luglio 2012, di modificare i compensi dei parlamentari e quindi basterebbe solo che il Parlamento la trasformasse in legge: calcolando però che potrebbe essere difficile che qualcuno si decida a mettere davvero nero su bianco la questione della riduzione dei compensi o delle indennità parlamentari la proposta di un quesito referendario potrebbe avere senso se non si verificassero le condizioni di cui sopra.

Da ciò si deduce come stando a questi basilari calcoli qualcuno sia arrivato a pensare che la richiesta di firme sia stata solo un pretesto per far parlare puntando tutto sull'argomento che più va di moda in questo momento, i privilegi della casta, e che in realtà il referendum pur raggiungendo le 500.000 firme necessarie non si farà mai.

La coordinatrice nazionale dell'Unione Popolare Maria Prato ha diffuso un video in cui sostiene che il referendum e le firme raccolte sono valide aggiungendo che la legge relativa all’attuazione del referendum è incostituzionale ma che il partito continuerà a raccogliere firme ad ottobre in modo che siano valide fino a gennaio 2013, data che renderà possibile presentare la richiesta di referendum.

Le domande sorgono spontanee e fanno infuriare molti di quelli che hanno firmato: c'era davvero bisogno che qualcuno sollevasse dei dubbi affinchè il comitato promotore del referendum desse delle spiegazioni? Che fine fanno le firme raccolte finora? Quanto populismo c'è stato dietro tutta questa operazione e quanta poca trasparenza?

Chissà se l'Unione Popolare si renderà conto che certe campagne vanno pianificate con cura e dedizione e non puntando su elementi che fanno discutere senza avere nulla di cui discutere.

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