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Un modo per dimagrire? Cucina etnica e banane

LaRedazione - 10 febbraio 2009
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10 febbraio 2009
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Ma Lucca vieta il kebab per "garbo"

Banane, etnico e chi più kebab ha più ne metta. A tavola, ormai, la creatività la fa da padrona e, come sempre, il paese del Sol Levante in materia di stranezze è sempre più avanti.

A impazzare nell’Estremo Oriente, infatti, è la diet morning banana, ovvero un nuovo programma di dimagrimento a base di banane e acqua calda a colazione. A inventarlo è stata una farmacista di Osaka, Sumiko Watanabe, che l’ha pubblicata prima online, in uno dei più importanti social network giapponesi, e poi in formato di instant book.

Il segreto dietetico della banana sta nella presenza dell’amido, che faciliterebbe la metabolizzazione dei grassi consentendo di assimilare qualsiasi cibo, assunto subito dopo anche in quantità massicce, purché non si tratti di dolci. In più gli enzimi contenuti in questo frutto favoriscono anche la digestione, una riduzione della ritenzione idrica e del gonfiore addominale. L’acqua tiepida accompagnata alla banana, infine, depurerebbe l’organismo.

Da quando i giapponesi confidano in questo nuovo metodo per perdere miracolosamente peso, i mercati della frutta nelle principali città giapponesi stanno praticamente esaurendo le scorte.

In Italia, invece, è boom della cucina etnica, non tanto per le sue proprietà terapeutiche quanto cosmopolite. L’economia culinaria insita nella filosofia dello Slow Food sta portando una vera rivelazione nelle nostre tavole. Stando a una ricerca riportata su Repubblica nel 2008 il consumo di cibi etnici è aumentato del 10.5%. A radicare cous cous, tortilllas, tacos e spaghetti di riso nella nostra alimentazione sono "le emozioni vissute in un viaggio", stando a quanto affermato da Paolo Gramigni, consulente di Slow Food: "per rievocarle assieme agli amici cerchi gli ingredienti giusti e ti metti ai fornelli".

Oltre alla cucina fatta in casa è evidente il proliferare di catene esterofile che danno sempre più "fastidio" alla ristorazione made in Italy. Per questo a Lucca si è deciso di passare al contrattacco: la città di Puccini ha vietato i ristoranti etnici nel centro storico mirando ad estirpare la leadership di quattro kebabberie turche.

Queste le motivazioni addotte dai gestori e residenti in un reportage realizzato dal settimanale Oggi: "I take-away non sono in concorrenza con i ristoranti tipici. Il Comune vuole solo far mantenere un certo stile, un decoro… Lucca era famosa come la città del garbo. I fast food non possono moltiplicarsi indiscriminatamente. Di fronte a quei kebab la sera c’è disordine, sporcano per terra, lasciano cartacce, disturbando con schiamazzi".

Da qui a parlare di "razzismo culinario" il passo è breve, a cui si aggiunge una punta generale di diffidenza verso il gran flusso di immigrati assunti dalle catene, che hanno formato delle vere e proprie colonie cittadine.

In realtà, decoro comunale a parte, c’è un altro dato importante: per gli squattrinati studenti universitari l’economico kebab è quello più alla portata delle loro tasche e non sono disposti a rinunciarvi.

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