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Datagate Italia: in un mese spiate 46 milioni di conversazioni

Michela Fiori
28 ottobre 2013
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Giungono di ora in ora nuovi dettagli sullo scandalo Datagate, il sistema di intercettazioni telefoniche messo in atto dalla Nsa americana (National security agency) su scala pressoché mondiale. Secondo le indiscrezioni riportate da Cryptome (progenitore di Wikileaks) l’America, nell’arco di un solo mese, dal 10 dicembre 2010 al 13 gennaio avrebbe ascoltato 124,8 miliardi di telefonate nel mondo. Come noto, anche l’Italia sembra essere stata oggetto di monitoraggio sistematico delle conversazioni.

Nel nostro Paese, nello stesso periodo di tempo sarebbero state intercettate 46 milioni di conversazioni. Le reazioni dei diversi Paesi coinvolti sono state diverse. Mentre in Germania la classe dirigente ha espresso con forte indignazione la sua opinione sull’accaduto “Lo spionaggio è un reato – ha affermato aspramente il ministro dell’Interno tedesco, Hans-Peter Friedrich – e chi lo pratica deve risponderne davanti alla giustizia”, in Italia prevale un atteggiamento più cauto. Gli 007 italiani tengono a precisare che di questa attività di spionaggio “non c’è evidenza” e invitano a distinguere tra monitoraggio (analisi grezza di megaflussi di comunicazioni) e spionaggio e a prendere con estrema cautela le indiscrezioni di Cryptome. All’interno dei confini italiani, rassicurano i servizi segreti, la privacy dei cittadini “è stata rispettata”. “Non c’è alcuna prova – ha affermato il sottosegretario Marco Minniti – di intercettazioni massicce come quelle riportate oggi. Ci sono accordi di intelligence tra Italia ed Usa, ma questa collaborazione non prevede che i cittadini della prima vengano spiati dai secondi”.

A scopo preventivo intanto, la Questura di Roma ha aumentato le tradizionali attività di vigilanza nei pressi delle sedi diplomatiche e dell’ambasciata Usa.

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