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18 Dec

Ecco come Ikea potrebbe salvare i lavoratori della Natuzzi

LaRedazione - 30 agosto 2013
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30 agosto 2013
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Sono addirittura 1.726 i lavoratori in esubero annunciati in estate dalla Natuzzi che rischiano di perdere il posto se non si trovano presto soluzioni serie e adeguate alla situazione drammatica in cui versano, già da qualche tempo, le casse dell’azienda pugliese. Le circostanze sono davvero critiche e i sindacati sono già al lavoro per cercare di rimediare ad un licenziamento di massa che sarebbe una vera e propria tragedia per moltissime famiglie. Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno deciso, insieme al Ministero dello Sviluppo economico, di sedersi allo stesso tavolo il 12 settembre per cercare di trovare una soluzione che difficilmente, però, potrà accontentare tutti.

Si tratta, infatti, soltanto di limitare i danni e cercare di ridurre al minimo i licenziamenti. Sbocchi decisamente più positivi, però, possono arrivare dal tavolo che verrà allestito in data 5 settembre, quando si cercherà di discutere un’altra ipotesi che non solo potrebbe salvare gran parte dei lavoratori dal licenziamento, ma potrebbe rappresentare una soluzione valida e soprattutto duratura. Stiamo parlando della trattativa che cercherà di convincere Ikea, il colosso svedese specializzato in arredamenti, a spostare la produzione di poltrone e divani dalla Romania all’Italia. Gli ostacoli a questa trattativa sono rappresentati essenzialmente dai costi di produzione nettamente inferiori che Ikea affronta in Romania rispetto al nostro paese. Trasferire la macchina industriale che costruisce ed assembla divani in Italia significherebbe, in altre parole, assumere personale con pretese economiche maggiori in un paese come l’Italia in cui il costo della vita e della manodopera è decisamente più alto rispetto allo stato rumeno. Altro punto da risolvere è il numero dei lavoratori che eventualmente Ikea assumerebbe: solo 500 unità lasciando più di mille persone comunque a casa. I sindacati, se da un lato propongono a Ikea un contratto per i dipendenti con condizioni nettamente favorevoli per l’azienda (92 centesimi in meno sul costo-minuto per ogni lavoratore), dall’altro cercano di far rientrare nel piano di assunzioni Ikea il maggior numero possibile di dipendenti. Solo 500 persone, infatti, rappresentano una cifra troppo esigua rispetto al numero totale dei lavoratori licenziati.

Intanto la situazione rimane in bilico e tantissime famiglie aspettano che Ikea, Natuzzi e sindacati riescano a trovare una soluzione prima che le lettere di licenziamento comincino ad essere spedite dall’azienda pugliese. Dopo le ferie estive, infatti, torneranno al loro posto solo 750 lavoratori, mentre per tutti gli altri non rimane che la cassa integrazione.

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