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14 Dec

India, insetticida nel cibo: 20 bimbi morti

LaRedazione
17 luglio 2013
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Una strage! Non ci sono altri termini per definire quello che è successo in India martedì scorso. E poco importa se la causa non sia un attentato di qualche terrorista o la conseguenza del gesti di un pazzo entrato in una scuola con un fucile in mano, perché quando venti bambini muoiono e un numero ancora maggiore finisce in ospedale a lottare in condizioni più o meno gravi, quale che sia la causa, sempre di strage si deve parlare.

A falcidiare le vite di venti bambini tra i quattro e gli otto anni è stato un organo fosfato, usato come insetticida su riso e frumento. Un prodotto che è potenzialmente letale se ingerito dall’organismo umano, cosa che è avvenuta durante l’orario del pasto in una scuola del Bihar.
Lo Stato, che si trova al nord del paese, situato lungo le valli orientali del fiume Gange, è una delle zone più povere del paese, in cui circa il quaranta percento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, questo nonostante l’incessante presenza di pellegrini, richiamati in questi luoghi molto vicini alla vita del Buddha.

Il pasto gratuito è stato distribuito dalla mensa di una scuola locale. Poco dopo aver mangiato, i bambini hanno iniziato ad accusare sintomi di malessere di grave entità. Subito si sono attivati i soccorsi, ma per venti di loro non c’è stato nulla da fare. Altri bambini sono tuttora in ospedale, e la speranza di tutti è che il numero delle vittime non sia destinato ad aumentare nei prossimi giorni.

Le autorità locali hanno avviato un’inchiesta per capire le cause della tragedia e individuare i possibili colpevoli. È stato anche già annunciato un rimborso che dovrebbe essere destinato alle famiglie delle vittime, anche se, dopo tragedie di questa portata, nessun rimborso potrà mai risarcire il dolore di una perdita così grave.
L’iniziativa, per quanto attivata tempestivamente, non è servita a placare le proteste e le dimostrazioni della popolazione locale, che hanno raggiunto anche un preoccupante stato di violenza, esasperato dalle difficoltà economiche che caratterizzano in particolare questa zona del continente indiano.
A colpire in maniera ancora più decisa l’opinione pubblica, c’è l’estrema povertà del villaggio, chiamato Jajauli e distante circa un centinaio di chilometri dal capoluogo Patna, nella cui scuola si è consumata l’ingiusta e ingiustificabile tragedia.

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