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11 Dec

Irlanda: nuove regole per Apple&Co ma c’è chi guarda alle Bermuda

Michela Fiori
17 ottobre 2013
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Ieri con soddisfazione generale, soprattutto per le aziende ligie al dovere e registrate in un regime fiscale ben più severo di quello irlandese è arrivata la notizia che l’Irlanda sta progettando nuove norme fiscali per i giganti di e-commerce e tecnologia. Utilizzando l’escamotage dell’azienda “apolide” molte multinazionali, Apple in testa, hanno pagato al governo irlandese solo il 2% di tasse contro il 12,5% previsto dal sistema fiscale (tra l’altro il più “bonario” d’Europa) irlandese intascando miliardi di dollari esentasse.

Almeno fino ad ora, sì perché il ministro delle Finanze Michael Noonan (foto) ha annunciato di voler mettere fine a questa pratica già a partire dal 2014. “Oggi la concorrenza per accaparrarsi gli investimenti stranieri dell’industria della comunicazione mobile si fa sempre più aggressiva – ha affermato Noonan – io voglio che l’Irlanda giochi pulito, come ha sempre fatto. E voglio che l’Irlanda vinca”.

I maligni però hanno già individuato una falla all’interno dell’annunciata riforma, o quantomeno, una via di fuga percorribile dalle multinazionali. Pur imponendo la residenza fiscale a tutte le aziende che operano in Irlanda infatti, l’obbligo non prevede la scelta della residenza in Irlanda. I più scaltri infatti potrebbero per esempio scegliere la residenza fiscale in paradisi tipo le Bermuda, paese offshore che applica tasse zero alle imprese. L’ipotesi non sembra poi tanto impossibile, Microsoft e Google per esempio giocano d’anticipo. Entrambe le società hanno sussidiarie in Irlanda che, legalmente, fanno confluire i ricavi alle Bermuda, Paese in cui hanno la residenza fiscale. Alla faccia di riforme, controriforme e balzelli. E del fisco ovviamente.

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