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18 Dec

Manning condannato a 35 anni: scrive a Obama e chiede la grazia

LaRedazione - 22 agosto 2013
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22 agosto 2013
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Bradley Manning è stato condannato a trentacinque anni di carcere, e scriverà al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama per chiedere la grazia. Il soldato della marina militare USA era stato riconosciuto colpevole all’interno dello scandalo WikiLeaks: era lui la talpa che aveva permesso quella che viene considerata la più grande fuga di informazioni e segreti militari dalla fondazione degli Stati Uniti d’America. Accuse molto pesanti che nel corso del processo avevano comportato per Manning la richiesta ad oltre novanta anni di reclusione, ma il giudice ha deciso di dispensarlo dall’accusa più grave che avrebbe potuto anche costargli l’ergastolo, quella di collaborazione con il nemico.

Dunque, i dati forniti da Manning a WikiLeaks non servivano per uno scopo militare o politico specifico: un attenuante che ha salvato il soldato da una pena esemplare, ma non da una condanna a trentacinque anni, dei quali tre già passati in carcere nel corso del processo, in un regime particolarmente duro, che non gli permetterà di usufruire di sconti di pena prima dello scadere del decimo anno di reclusione. Alla luce di quanto emerso nel processo, il difensore legale di Bradley Manning, David Coombs, ha ufficialmente dichiarato che inoltrerà per il suo assistito richiesta di grazia direttamente al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, sottolineando come quanto compiuto da Manning non è stato fatto per danneggiare l’America o l’Esercito degli Stati Uniti, ma per offrire più ampie garanzie di vita in un mondo trasparente e libero ai cittadini non solo degli USA, ma di tutto il mondo. Un simbolo che  il Presidente, secondo Coombs, non dovrebbe ignorare, ma al tempo stesso il legale di Manning ha specificato come, se la grazia sarà rifiutata, il suo assistito sconterà la pena nella consapevolezza che per offrire un contributo per vivere in un mondo davvero libero, spesso bisogna essere costretti a pagare uno scotto particolarmente alto.

Dalla sua la Casa Bianca si è limitata a dichiarare che l’eventuale richiesta di Bradley Manning sarà visionata e valutata al pari di tutte le altre che arrivano al Presidente da tutti i cinquanta stati dell’Unione. Il caso Manning resta comunque un simbolo della lotta per la libertà e la conoscenza di documenti importanti per la vita della nazione, un diritto alla conoscenza dei cittadini che si scontra con quello alla privacy messo a dura prova negli ultimi anni dall’espandersi della rete. Tutto questo come dimostrato anche dallo scandalo che recentemente ha visto coinvolta proprio l’amministrazione Obama, che poteva, grazie al controllo esercitato su internet, arrivare a documenti privati di milioni di cittadini americani.

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