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Cuore di topo torna a battere grazie a cellule ‘riprogrammate’

LaRedazione - 19 agosto 2013
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19 agosto 2013
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Un team di ricercatori dell’università statunitense di Pittsburgh ha effettuato una scoperta importantissima nel campo della medicina rigenerativa: gli scienziati sono riusciti a far riprendere il battito del cuore di un topo impiantando nell’organo dell’animale cellule staminali umane ‘pluripotenti indotte’.

I risultati dell’esperimento sono stati pubblicati nell’ultimo numero dell’importante rivista scientifica ‘Nature Communications‘.
I ricercatori dell’università statunitense hanno prima ‘spogliato’ l’organo dell’animale dalle sue cellule funzionali, preservando l’integrità della struttura esterna del cuore; in un secondo momento gli scienziati hanno impiantato all’interno cellule staminali umane riprogrammate indotte (Ips), prelevate dalla pelle di un essere umano e ‘riprogrammate’ grazie a un ‘cocktail’ di geni per adattarsi al loro nuovo compito di cellule cardiache di topo.

Dopo poche settimane dal momento dell’impianto delle cellule staminali Ips, il cuore del topo è risultato essere completamente rigenerato e ha ripreso a battere, con un’apprezzabile frequenza di 40/50 battiti per minuto, sufficienti a consentire all’animale di vivere ma purtroppo non ancora abbastanza per permettergli di svolgere le sue attività in situazioni normali.
Lei Yang, uno dei responsabili della ricerca, ha sottolineato con parole entusiaste come la scoperta effettuata dal team dell’università di Pittsburgh possa rappresentare una vera e propria ‘pietra miliare’ nel campo della medicina rigenerativa.
Secondo Yang, le cellule staminali rigenerate prelevate dalla pelle potrebbero consentire di ‘riparare’ per esempio il cuore di un individuo colpito da infarto, ricostruendo il muscolo cardiaco e riportandolo a livelli di efficienza ottimali.

Lo scienziato ha comunque ribadito che il lavoro da effettuare è ancora lungo, in quanto si dovrà verificare l’effettiva fattibilità del progetto per rigenerare organi efficienti che permettano all’individuo sottoposto al trattamento di tornare a vivere normalmente la sua esistenza anche dopo l’intervento. Yang ha sottolineato come le potenzialità di perfezionamento di questo tipo di interventi siano immense e che, una volta raggiunto un certo livello qualitativo, sarà possibile ridurre enormemente la necessità di organi da trapiantare in quanto il paziente potrà rigenerarli utilizzando le sue stesse cellule. Lo scienziato ha auspicato che in un futuro non troppo lontano sia possibile rigenerare qualsiasi tipo di tessuto umano semplicemente prelevando alcune delle sue cellule staminali Ips dalla cute e ‘riprogrammandole’ affinché si adattino al loro nuovo compito, inserendole su ‘impalcature biologiche’ e permettendo la ricostruzione di un organo.

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