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13 Dec

Pioggia di diamanti su Giove e Saturno

LaRedazione
16 ottobre 2013
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Giove e Saturno sono due dei pianeti del sistema solare, e fino a questo momento la loro condizione di “giganti gassosi” e la loro altissima temperatura aveva fatto pensare che non potessero ospitare quelli che sono gli elementi “naturali” più preziosi disponibili sulla Terra e cioè i diamanti.

Nel corso della 45esima riunione annuale tenuta dalla “divisione di scienze planetarie” della ” American Astronomical Society” un gruppo di studiosi statunitensi ha comunicato che diamanti allo stato solido esisterebbero su entrambi i pianeti. Gli scienziati che hanno condotto lo studio appartengono a due diverse università americane, quella di Wisconsin-Madison e quella di Pasadena, ed hanno effettuato una serie di studi astronomici, prendendo come base il “diagramma di fase” del carbonio, materiale base in una forma “allotropica” dei diamanti, e le curve adiabatiche.

Lo studio è stato coordinato da due astronomi di grande esperienza, Kevin Baines e Mona Delitsky. La quantità stimata di diamanti presenti sui due pianeti è enorme, superiore ai dieci milioni di tonnellate. Kevin Baines ha illustrato anche il metodo con il quale è stato portato avanti lo studio, basandosi sia sulla conoscenza riguardo al limite di temperatura oltre il quale avviene lo “scioglimento” dei diamanti, che sulle “strutture di pressione e temperature interne” dei due pianeti; dati che esaminati assieme portano alla conclusione dell’esistenza dei diamanti.

Secondo quanto è stato esposto nel corso della riunione, a causa delle tempeste che avvengono costantemente negli strati atmosferici “più elevati” di Giove e Saturno, si creano degli “aggregati” composti da carbonio e grafite, che “fluttano” nell’atmosfera gassosa composta da idrogeno ed elio.

In un secondo momento questi aggregati, precipitano dagli “strati elevati” a quelli profondi e le elevate pressioni fanno sì che si compattino, per essere in seguito sciolti una volta che si avvicinano al “nucleo” del pianeta, dando così vita ad una vera e propria “pioggia di diamanti“.

La teoria del gruppo di studiosi americani è sicuramente molto affascinante, ma immediatamente dopo essere stata comunicata ha subito delle critiche da parte di uno “scienziato planetario” dell’università statunitense dell’Arizona, William Hubbard, il quale ritiene che le quantità della “fuliggine di carbonio” che si genera nelle “tempeste” non è sufficiente perché si possa assistere alla formazione dei preziosi elementi.

Critiche che sono state comunque respinte al mittente da parte di Kevin Baines e Mona Delitsky, che hanno confermato la bontà dei calcoli effettuati ed hanno anche ipotizzato in futuro la possibilità di raccogliere il prezioso elemento tramite l’invio di sonde robotizzate. Ripartirà dunque sulla scia dei diamanti la grande stagione delle ricerche interplanetarie?

 

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