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Scoperto Kepler-78b, il pianeta più simile alla Terra

LaRedazione - 31 ottobre 2013
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31 ottobre 2013
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Un gruppo di scienziati e ricercatori, tra cui diversi italiani, ha scoperto un pianeta simile in tutto e per tutto alla nostra Terra: il corpo celeste, a cui è stato dato il nome di Kepler-78b (in onore del satellite che è riuscito a localizzarlo), si troverebbe a circa 700 anni luce da noi e ha una messa che eccede di 1,8 quello dove abitiamo.

Purtroppo, però, Kepler-78b non sarebbe assolutamente adatto a ospitare alcuna forma di vita, poiché si trova a solamente un milione e mezzo di chilometri dalla stella sulla quale orbita: una distanza così ravvicinata rende così il pianeta un autentico inferno rovente con temperature insostenibili.

Basti pensare che il periodo di rivoluzione dura appena 8,5 ore contro i 365 giorni terrestri: alcuni scienziati si sono anche detti sorpresi di aver scoperto un pianeta così vicino a una stella, in questo caso Kepler-78, che nonostante sia decisamente più piccolo del Sole fornisce al pianeta appena scoperto una quantità di calore incredibile data l’estrema vicinanza.

Le caratteristiche di Kepler-78b sono state descritte nei dettagli dai due articoli pubblicati all’interno della rivista “Nature“, una delle prestigiose nel settore della ricerca scientifica.

La scoperta rientra nell’ambizioso progetto internazionale di cercare un corpo celeste che presenti caratteristiche analoghe alla Terra fino a ospitare forme di vita: in un futuro lontano, infatti, potrebbe sorgere la necessità di trovare un altro pianeta dove abitare, visto che la Terra potrebbe non farcela più a contenere tutti gli esseri viventi, visto l’inarrestabile aumento demografico e lo sviluppo sempre più irrefrenabile dei paesi del terzo mondo.

Per questa ragione è stato infatti mandato in orbita il satellite Kepler-78 con l’obiettivo di trovare il pianeta candidato a ospitarci, ma lo scorso mese di maggio un problema ai giroscopi lo ha mandato fuori uso.
Giovanni Bignami, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha commentato molto positivamente la notizia della scoperta, facendo notare come finora non si era mai arrivati così vicini a un pianeta così somigliante al nostro e che la ricerca degli esopianeti continua a fare passi da gigante.

Buona parte del merito, ci tiene a precisare Binami, va attribuita all’installazione dello spettrometro nelle isole Canarie, dove si trova il telescopio Galileo, uno dei più grandi al mondo: in questa maniera, infatti, è stato messo nelle condizioni ideali di poter esplorare lo stesso emisfero sondato dal satellite Kepler e così si sono avute a disposizione ben due tecniche. Cooperando tra loro, il satellite Kepler e il telescopio Galileo hanno quindi più probabilità di trovare pianeti simili alla Terra anche al di fuori del nostro Sistema Solare.

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